La nuova vita dei Korn comincerà ufficialmente il prossimo 6 Dicembre, con l'uscita di “See You On The Other Side”, anche se un consistente antipasto si è già avuto con “Twisted Transistor”, il singolo d'apertura. È una nuova vita, per la band che ha contribuito a definire i parametri del nu metal, perché Brian Welch ha deciso di fare una croce sopra il suo passato da chitarrista, ed è stato, temporaneamente ma non troppo, sostituito da Rob Patterson. Davis, Shaffer, Fieldy e Silveria hanno anche deciso di sperimentare un tipo nuovo di contratto con la Emi, innovativo per il mondo discografico, che invece che mettere la band del tutto nelle mani della casa discografica di turno, costituisce una terza società, grazie alla quale la band e la major possono condividere rischi e profitti (quasi) alla pari.
Messa così, sembra iniziata la fase della maturità manageriale anche per gli artisti, con tutto il carico di serietà, profitti e tristezza che questo può comportare, ma in realtà si vedrà se la faccenda avrà un seguito.

Torniamo alla musica: il nuovo disco dei Korn ha avuto un antipasto piuttosto interessante: il manager della band, Peter Katsis, è arrivato a Milano (in anticipo sull'uscita del disco ma in ritardo sull'appuntamento: anche i manager, a volte, incappano in problemi a Malpensa) con la versione pressoché definitiva del disco custodita in anfratti segreti, probabilmente dentro una Bibbia ricoperta di nero e rivestita d'acciaio, per proteggere il disco da eventuali copie pirata. E questo omone con il 98 di piede ha raccontato qualcosa sulle nuove prospettive della band: “Quando Brian se n'è andato, all'inizio si sono guardati in faccia e hanno detto: e ora che succederà? Poi, dopo poco, si sono sentiti più liberi. Le cose sono diventate più semplici”.
Il giudizio nei confronti dell'ex chitarrista non è molto lusinghiero, quindi. E neanche per la casa discografica precedente ci sono parole tenerissime: “Ora sentono di avere una partnership con Emi, non di essere sotto contratto. Per anni si sono sentiti come se stessero lavorando per Sony, non per se stessi. Adesso hanno la libertà di distribuire i loro input, e di decidere che fare e quali singoli consegnare. Il nuovo chitarrista suonerà in concerto, ma forse diventerà un membro fisso della band, come è successo anche ad altre band, come per esempio i Green Day”.
Ma il disco com'è?

Il fatto di sentirsi più liberi non è sempre un vantaggio, ma i Korn tutto sommato hanno disposto piuttosto bene della propria ritrovata libertà. Il nu metal, da più parti, viene considerato morto o moribondo, e i quattro non fanno molto per cercare di resuscitarlo. Piuttosto cercano altre strade, alcune già percorse da altri (si sentono echi di Metallica ma anche di Nine Inch Nails), alcune inedite.
L'elettronica è diffusa a piene mani in pezzi come “Love Song” (non è una cover dei Cure), ma la chitarra è presente e viva.
Anche le atmosfere industrial sono una caratteristica comune di canzoni come “Throw Me Away”, “Open Up”, “2-Way”, ma il ritmo è spesso più da hard rock che da speed metal, come se l'adulterazione del suono sia già così impegnativa da non necessitare di eccessi di velocità.
Il rumore prima o poi arriva sempre, anche in “Saturated Loneliness (Tearjerker)” che inizia simulando un approccio alla Depeche Mode, ma finisce tra urla e clavicembalo.
Qualitativamente c'è una frattura piuttosto netta fra i primi sette pezzi e i secondi sette, come se qualche scintilla si sia andata progressivamente spegnendo: non è un caso se la seconda parte sia anche quella in cui l' “industria” lascia spazio a una tradizione più muscolare e meno fantasiosa. Il rappato è quasi sparito dalla scena: si sente qualcosa in “Throw Me Away”, ma ormai l'incontro con tecniche hip hop sembra del tutto al tramonto, contrariamente a quanto successo con altre band del genere.
In compenso arrivano altri esperimenti, come la ritmica di “Coming Undone” che si cimenta con un improbabile dub, oltre che con le cornamuse ubriache dell'apertura. Quanto ai testi, basti l'accostamento fra la traccia due (“Politics”) e la tre (“Hypocrites”) per capire che aria tira. Troppo poco un ascolto e mezzo per decidere se è un passo avanti, uno indietro oppure la stasi: ce la caviamo con un “interessante”, e non ci si chieda di più.
Tracklist: