Presente quando imposti la funzione “random” sul tuo lettore mp3 e d'improvviso, frugando fra le duemila canzoni che in qualche modo ci hai infilato, ne arriva una che cattura l'attenzione in modo totale, anche se non è famosa, non è un singolo, non ha un video girato da un regista celeberrimo? Proviamo a fare questo gioco con alcuni pezzi recenti che hanno catturato la nostra attenzione, e con un brano vecchio che forse avrebbe meritato attenzione maggiore.
KT Tunstall
“Ashes”
da "Acoustic Extravaganza"
Sperimentare soluzioni, non importa se nuove o vecchie, ma interessanti sì, è sempre una buona idea: KT Tunstall mette le proprie idee e divagazioni su disco con “Acoustic Extravaganza”, che si apre con due pezzi di buono spessore: “Girl & The Ghost” è la seconda, mentre per prima arriva “Ashes”, un placido blues con sapori decisamente antichi e una flemma molto affascinante. Per fare un disco “acustico” non è necessario fare folk con la sola chitarra: questo pezzo ne è la tranquilla e ottima dimostrazione.
Barenaked Ladies
“Bull In A China Shop”
da "Barenaked Ladies Are Me"
Disco piuttosto interessante quello dei BL che, moderate certe goliardie antiche, si sono convertiti in una band talvolta perfino riflessiva. Questo è invece uno dei pezzi più movimentati di “Barenaked Ladies Are Me”: un midtempo piuttosto vivo e con un discreto uso dei cori, un brano molto chiaramente pop che, se avesse una copertura adeguata, potrebbe anche trasformarsi in un singoletto di un certo qual interesse.
Paolo Nutini
“Jenny Don't Be Hasty”
da “These Streets”
Ne parlano tutti e non è difficile capire perché: in un disco complessivamente interessante (anche se non è, bene precisarlo, un capolavoro) come “These Streets”, lo scozzese quasi italiano Paolo Nutini ha messo in fila qualche brano tale da accendere più di una lucetta nella classifica delle idee buone. Forse il brano migliore è proprio questa “Jenny Don't Be Hasty”, che apre il lavoro e che sorprende soprattutto per il modo spigliato con cui è interpretata, non tipico di un esordiente di diciannove anni.
Subtle
“Middleclass Stomp”
da “For Hero: For Fool”
La mescolanza è quasi sempre un vantaggio, soprattutto se chi mescola, come i Subtle, lo fa in maniera altrettanto intelligente quanto esplosiva: i panorami disegnati da “For Hero: For Fool”, album fra i più vivi ascoltati negli ultimi mesi, sono per lo più elettronici, con hip hop, rock, pop, soul e altri generi a fare da sontuoso contorno. Questa “Middleclass Stomp” è uno dei pezzi che fa maggior ricorso all'armamentario del rock, ma senza rinunciare a un ben poco classico sample di viola (niente a che fare con gli archi in stile “wall of sound”, comunque). La ricerca di visioni oblique del mondo e della musica trova qui una rispondenza perfetta.
Amos Lee
“Long Line Of Pain”
da “Supply And Demand”
Una voce e poco più: ad Amos Lee serve tutto sommato molto poco per emozionare con canzoni magari non ad alto indice di spettacolo, a volte anche dimesse, ma sicuramente frutto di un lavoro lungo e intenso. “Long Line Of Pain” chiude “Supply And Demand”, con l'aiuto di una slide e di una chitarra acustica, senza spostarsi di una piastrella dalla vecchia cucina di legno delle radici della musica americana. A lui piace così, ed è difficile trovare motivi per dargli torto.
Il classico
Paul Weller
“You Do Something To Me”
da “Stanley Road”
Undici anni fa usciva “Stanley Road”, ora reperibile anche in edizione superlusso (con un prezzo però accettabile, sui 27 euro) che comprende b-sides dei singoli, demo e dvd di accompagnamento. La sostanza, però, resta quella di un disco fra i migliori del Modfather, che accanto a pezzi ribollenti come “The Changingman” o “Woodcutter's Son”, regala questa “You Do Something To Me” che è una delle ballate meglio riuscite nella lunga carriera di Weller. Fortemente consigliata anche la versione live contenuta in “Days Of Speed”, di qualche anno fa.