
Cos'è la saggezza? Probabilmente la lucidità di giudizio, la capacità di esaminare la realtà e anche di prevedere una parte di quello che succederà. Ma la saggezza può passare per una voce rappante da sembrare la parodia di un fumetto? Sì. Se si può anche soltanto concepire fatti inspiegabili come Calderoli ministro, allora sì. La voce della saggezza passa anche dai dischi di Caparezza, uno degli ultimi (in senso definitivo) che l'asfittica discografia italiana è riuscita a esprimere.
“Habemus Capa” non è soltanto un disco: è la conferma della forza di uno che è riuscito a diventare una star con “Fuori dal tunnel” e poi ha deciso di sbattersene e di andare avanti per la sua strada. Ecco alcune sue sentenze gnomiche (no, il Puffo di “Fuori dal tunnel” non c'entra), associate arbitrariamente alle canzoni del suo album.
Tracklist variamente commentata:
Mors Mea Tacci Tua (Intro)
“Nella copertina ho tentato di sdrammatizzare quest'aura religiosa, sono andato più sul profano: all'inizio non si capisce subito che è il mio spirito che viene evocato, sembro più un cameriere. Però poi giri e c'è la mia foto da morto, e capisci. È interessante giocare sulla propria morte...”
Annunciatemi al pubblico
“Quando è uscito «Fuori dal Tunnel» era il terzo singolo, quindi io facevo già concerti, poi ho visto la gente aumentare a dismisura. La sentivo ovunque, nei citofoni, me la mettevano in trattoria, in televisione, me la cantavano dietro, mi passavano la gente al telefono, chiedendo: «Canta fuori dal tunnel!». È come se uno ti seguisse e ti dicesse: «Lavagna!» tutto il giorno... Non era la mia ambizione sentirla in certi ambiente, che erano proprio quelli criticati nella canzone. Poi ho capito che il disco poteva entrare per moda in una casa e poi, dopo tre-quattro ascolti, diventare qualcos'altro”.
Torna Catalessi
“C'è il continuo svilupparsi del progresso che non si sa dove porta, ma io auspico il ritorno della catalessi, della capacità di riflessione. Cominciamo a fermarci, a riflettere sulle cose. A capire cosa ci serve e cosa no”.
Gli insetti del podere
“Sapevo che ci sarebbero state più attenzioni verso questo disco. Proprio per questo mi sono permesso di indurire i toni e di trattare temi che non avrei trattato in altri casi”.
Ninna nanna di Mazzarò
“Il mio «Caimano» è un po' più esteso di quello di Moretti: è un'attitudine. È vero che ci può essere una cricca di persone che hanno un modo di pensare la vita basato sugli interessi, però la stessa attitudine si trasferisce al pensiero comune. Si sentono dire cose gravissime da persone comuni: gente che dice che non va a votare perché non si sente rappresentata, ma che confessa che più di una volta ha alzato il telefono per televotare al «Grande Fratello»”.
La mia parte intollerante
“Parlo di quegli adolescenti che sono strani, che non si sentono omologati, che iniziano a vivere in frustrazione o diventano oggetto dei classici bulli. La scuola è un microcosmo societario. Con il passare del tempo gli adolescenti strani possono trasformare la loro incomunicabilità in qualcosa di più forte, possono trovare il loro sfogo nella musica. E questo è il motivo della parte finale quasi noise, che mi sorprende quando la sento in radio...”
Epocalisse
“Le cose che mi piacciono sono le persone che cercano di cambiare le regole del mondo come braccianti delle regole: mi riferisco a Gino Strada ed Emergency, oppure ad Armando Punzo e alla Compagnia della Fortezza di Volterra, con la riabilitazione della figura del detenuto attraverso gli stimoli dell'attività teatrale... C'è «La Terra del Fuoco» che ho sperimentato personalmente: un'associazione di ragazzi, il più vecchio credo che abbia la mia età”.
The Auditels Family
“L'Auditel è un indice di investimento pubblicitario: quando devi sottostare a un discorso di questo genere non ti sforzi di creare un programma che abbia una base culturale, che sia stimolante. I reality funzionano come quando sei in autostrada e c'è un incidente: ti fermi e guardi. Avrei un suggerimento per chi fa tv soddisfacendo soltanto la propria ambizione economica: si può fare uno scatto ulteriore rispetto ai reality. Fare un palinsesto soltanto di pornografia, come Internet insegna, potrebbe aiutare a fare più soldi”.
Ti Giri
“Fattela da solo la verità. Bisogna partire dal concetto ideologico della critica e dell'autocritica. Credo che quando hai una patina di riflessione critica nei confronti delle cose si evita di subirle. Può essere anche un percorso di crescita culturale”.
Titoli
“Vado in bestia quando si parla della scuola come qualcosa che ti deve preparare a una professione: la scuola deve darti una cultura che ti aiuti a capire quali sono i tuoi diritti. Io ho fatto la scuola commerciale. Ma dopo cinque anni mi sono accorto che non sapevo neanche compilare un assegno”.
Felici Ma Trimoni
“Non riesco a capire che cosa c'è di positivo in una persona che esibisce la propria ricchezza. Io non vorrei essere al loro posto. A me interessa la passione che uno ha. Per me anche i ricchissimi alla Ricucci, sono dei poveracci: anche perché poi fanno delle vite...”
Sono troppo stitico
“Non scrivo d'amore nel senso più retorico del termine, perché è un sentimento che sbattono tutti talmente in piazza... è vero che si possono scrivere bellissime canzoni d'amore, come «La cura» di Battiato, ma per non scrivere la solita cazzata, bisogna avere una maturità profonda sul tema. Quando sentirò di averla forse l'affronterò. L'Italia è stata devastata da questi cantautori che parlano solo d'amore: spesso si dice che chi scrive una canzone affronta temi sociali, strumentalizza. E invece uno che scrive una canzone d'amore e ha una vita sentimentale tutt'altro che idilliaca, che fa?”
Habemus Capa
“Il titolo è nato circa l'anno scorso in questo periodo, ma non ho voluto accentuare troppo il vaticanismo e infatti non ho usato l'accusativo. Anche in copertina non ho forzato la parte religiosa. Anzi, sembro più un cameriere”.
a cura di Fabio Alcini