Presente quando imposti la funzione “random” sul tuo lettore mp3 e d'improvviso, frugando fra le duemila canzoni che in qualche modo ci hai infilato, ne arriva una che cattura l'attenzione in modo totale, anche se non è famosa, non è un singolo, non ha un video girato da un regista celeberrimo? Proviamo a fare questo gioco con alcuni pezzi recenti che hanno catturato la nostra attenzione, e con un brano vecchio che forse avrebbe meritato attenzione maggiore.
Nine Black Alps
“Attraction”
da “Shot Down”
(ascolta da NineBlackApls.net)
Ci sono molti modi di fare riferimento alla tradizione musicale: la si può copiare, la si può reinventare, la si può calpestare, se ne possono fare usi più o meno consoni. Il modo dei Nine Black Alps è gentile e morbido, e approccia la natura della canzone pop con vaghe influenze folk e beatlesiane senza filtri. Non hanno paura di indugiare né di usare strumenti e sentimenti vecchi, e lo dimostrano in questa “Attraction”, gentile e malinconica il giusto, che si trova nell'ep “Shot Down”, uscito a luglio, cioè prima dell'lp “Everything Is”. Quando si incontra una band come questa, che non ha l'impellenza di riempire i vuoti a tutti i costi, è sempre bene fermarsi e regalarle un ascolto in più.
Spoon
“Two Sides of Monsieur Valentine”
da “Gimme Fiction”
(ascolta concerto radio KCRW, al minuto 4:58)
C'è la chitarra elettrica, nell'introduzione di “Two Sides of Monsieur Valentine”, ma se lascia pensare di essere capitati all'inizio di una canzone dei Creedence Clearwater Revival, lo fa solo per prendere in giro. Poi ci sono i martelletti del pianoforte e ci sono gli archi. E poi c'è una canzone: forte e solida come sempre succede quando si infila nel lettore un disco degli Spoon, una di quelle band che privilegiano la costruzione delle canzoni pezzo per pezzo, per evitare di lasciare qualcosa di non terminato qui e là. La band texana ha superato i dieci anni di vita e di militanza nel rock indie: se non ve ne eravate accorti, “Gimme Fiction” è un buon punto da cui iniziare.
Depeche Mode
“The Sinner in Me”
da “Playing The Angel"
(ascolta da depechemode.com, 30”)
Qui non si entra proprio nel campo del poco noto, visto che i Depeche Mode hanno venduto milioni di dischi su tre decenni diversi. Tuttavia “The Sinner In Me” merita una menzione speciale, come sempre quando Martin Gore approccia temi religiosi, visti anche i precedenti (valga l'esempio di “Blasphemous Rumors” su tutti). In questo caso Gore, con la voce di Gahan, racconta delle paranoie di un peccatore, uno di quelli che si preoccupano più della colpa che del piacere che comporta la colpa. L'idea di fondo della canzone parla del nascondersi, del seppellire il peccato dentro di sé, del non mostrarsi colpevole all'esterno: un'idea connessa con l'esibizionismo della fama e con gli squilibri che porta. La musica, tranquilla all'inizio, diventa piano piano ossessiva: nessuno come loro ha mai capito quanta dolcezza ci vuole, per alimentare la paranoia.
Franz Ferdinand
“This Boy”
da “You Could Have It So Much Better”
(ascolta da NME)
Che cosa fa dei Franz Ferdinand i Franz Ferdinand? La Scozia, il nome con riferimenti, i video, l'uso delle chitarre? Niente da fare. Il fatto di unire un atteggiamento surreale e un'attitudine a essere sempre sopra le righe? Forse. In ogni caso, del gruppone che va sotto l'etichetta della “new new wave”, sono senza dubbio quelli che hanno espresso la maggior quantità di energia, con l'aria di sapere anche da dove prenderla e dove indirizzarla. Nei 2 minuti e 21 del pezzo ce n'è parecchia, e piuttosto ben distribuita. Questo ragazzo, quello della canzone, vuole una macchina, e lo ripete spesso. Ma compensa le ripetizioni con alcuni versi esilaranti (tipo la conversazione a base di medicinali più o meno omeopatici: “If I like cocaine, I'm racing you/For organic fresh Echinacea/One kick's as good as another”). Di rado si è visto il senso di superiorità giovanile ridicolizzato in modo più sottile.
CocoRosie
“Tekno Love Song”
da “Noah's Ark”
Si parla parecchio dell'ironico-teatral-dissonante duo costituito dalle sorelle Casady sotto il nome di CocoRosie. E non si vede come si potrebbe non parlarne, visto che le due ragazze hanno tutto per farsi notare: per esempio un senso poetico dello stridore, una propensione al sussurro e ai suoni di mandolino, un senso della meraviglia sempre presente. Si sarebbe potuta scegliere una canzone qualsiasi da “Noah's Ark”, così come dal precedente “La Maison De Mon Reve”. Ma abbiamo scelto perché forse è l'esempio più chiaro dello strano senso del tempo delle CocoRosie: per loro esiste soltanto il passato o il futuro; o meglio, esiste solo il passato riletto con gli occhi del futuro. La dolce melodia di arpa che sale, accompagnata da una voce plurifiltrata, cui si uniscono voci di coro femminile, può essere una perfetta canzone di Natale. Sempre che lo si celebri su Marte.
Elbow
“Great Expectations”
da “Leaders Of The Free World”
Titolo dickensiano per un pezzo che si muove con cautela su panorami aggraziati: il pianoforte lo guida e la chitarra acustica lo sorregge. Il testo racconta di un matrimonio segreto e di dolcezze perdute, ma senza cadere mai nella melensaggine, così facile quando si parla d'amore in linguaggio pop. Il disco del gruppo mancuniano è uscito a settembre, ed è una nuova piccola gemma lasciata su un percorso già ricco di spunti interessanti. La canzone non si distacca di molto dal resto del cd, anche se si giova di un lavoro forse più sottile. Il fatto che Guy Garvey canti mostrando di conoscere le tecniche del canto non disturba. Il fatto che canti parole come: “Yours was the face with a grace/From a different age” disturba ancora meno. Ma stupisce che quando chiude una canzone con “Sappi che ti aspetterò per sempre”, sembra quasi lo dica sul serio.
Il classico
Marvin Gaye
“Flying High (In The Friendly Sky)”
da “What's Going On”
Fra il 1970 e il 1971, Marvin Gaye si accorse brevemente che esisteva una realtà esterna a sé, e che era anche piuttosto disdicevole. Guerra del Vietnam, rivolte dei ghetti neri in America, varie ed eventuali lo spinsero fuori dal guscio dorato che i numerosi successi pubblicati con la Motown gli avevano costruito intorno. E incise “What's Going On”, un singolo diventato poi un lp intero, percorso dai fremiti (comunque vellutati: non era Zack De La Rocha) che la realtà suggeriva. Questa “Flying High (In The Friendly Sky)” non è una delle canzoni più politiche, ma è interessante per i giochi di basso e di ritmi variegati che stanno sotto la sua voce eccezionale, comunicando l'idea di movimenti che si agitano nella pancia della canzone. Poi riprese a occuparsi solo di se stesso e dei propri demoni.