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Justin Hawkins, giullare principe nonché cantante dei Darkness, ha qualche problema di respirazione. La giornata milanese è fredda, e del resto non si può pretendere che il ragazzo, che è a Milano con il resto del gruppo e che risponde alle nostre domande in coppia con il nuovo bassista Richie Edwards, vada in giro con lo sciarpone della nonna, vista l'immagine del gruppo.
Poi, però, uno ascolta “One Way Ticket To Hell And Back” e scopre che si apre con qualcuno che simula il rumore di una banconota arrotolata per agevolare l'aspirazione di una qualche sostanza, e si fa almeno una domanda: Justin userà i prodotti giusti, per curare il raffreddore?

Il brano introduttivo, infatti, riguarda proprio il problema della droga che come hanno dichiarato durante altre interviste“è inutile nascondere che ti faccia star bene per un po'. Ma poi rende la tua vita un inferno”.
In compenso Justin non ha rinunciato al vizio del fumo, solo che nell'hotel dove si tiene la conferenza stampa casca male: non si può, e così ripiega sul generoso buffet, facendo più tappe verso caffè e dolciumi vari.

È stato difficile fare questo disco?
“No, per niente. È stato più difficile il precedente, visto che eravamo anche a caccia di un contratto. Si sono dette un sacco di cazzate su questo disco, ma la realtà è che avevamo il miglior produttore del mondo, Roy Thomas Baker ( già al lavoro con Queen, Bowie, Who eccetera, NdA) , e le cose sono filate via molto lisce”.

E il cambio di bassista?
“Non abbiamo molta voglia di parlare di quello che c'è stato col vecchio bassista. Ora siamo contenti con Richie, e questo è quanto”

Parliamo della curiosa introduzione, che oltre alla sniffata prevede anche il flauto di Pan...
“Il tutto è nato come introduzione a un'altra canzone che non abbiamo completato, abbiamo improvvisato alla tastiera, ma il risultato era pessimo, una schifezza. Roy ha un amico in Perù che ci ha presentato questo personaggio che ci hanno presentato come il miglior suonatore di flauto di Pan al mondo. Gli hanno fatto avere un nastro con il nostro pezzo, ma per incidere la sua parte ha dovuto farsi costruire un flauto più grande di quello che era abituato a suonare. Ha eseguito la sua parte da solo, in montagna, e quando Roy ci ha fatto sentire il risultato in studio siamo rimasti stupiti. È un gran modo di iniziare il disco”.

Nel disco si sentono un sacco di influenze del rock anni Settanta...
“Be', ci piacciono i Queen, ascoltiamo Van Halen, Ac/Dc, Aerosmith...”

E cosa non vi piace del rock di oggi?
“I gruppi che salgono sul palco e cantano ripiegati in due su se stessi...”

Tipo?
“I Coldplay sono i più classici di questo tipo... Ma anche James Blunt...”

Ops... è della vostra stessa etichetta...
“Ah, ok... Ma comunque non volevamo insultarlo: il discorso è che non sopportiamo gente che sta sul palco e soffre... C'è anche altra gente come gli Staind che dice a chi va al suo concerto: “Sono contento che siate venuti... Così potrete apprezzare questo concerto, e piangere!”

Che cosa pensate della “new new wave” (Interpol, Editors e via discorrendo)?
“Li conosciamo, abbiamo suonato in festival con loro. Sono piuttosto pessimisti, al contrario di noi, ma sono ragazzi simpatici, ci piacciono, anche se non abbiamo tantissimo in comune”.

Vi piace qualche altro gruppo nuovo?
“Sì. Gli Ark, per esempio”

Si è parlato molto del fatto che avete “ricomprato” il vostro disco sull'eBay australiano, perché c'era un tizio che lo vendeva: come sono andate le cose?
“C'era questo annuncio su eBay di un tizio che vendeva il nostro disco... Si trattava di una pre-release per la stampa, una di quelle copie con un codice che permette di risalire al possessore originale. Lo stesso tizio aveva venduto anche un disco di Nick Cave e altre cose, quindi era un giornalista. Il disco che abbiamo comprato per 350 sterline era ancora sigillato, quindi non l'aveva neanche ascoltato. In effetti anch'io sarei capace di recensire un disco di Nick Cave: la voce è buona, la musica è buona, i testi sono oscuri... È un insulto per chi fa musica. Spero che gli tolgano il lavoro”.

Vi aspettavate così tanti premi, e in particolare l'Ivor Novello per i migliori autori di canzoni?
“No, a dire il vero non con il primo album. L'Ivor Novello è stato importante, ma abbiamo vinto anche delle cose che non ci interessavano per niente. Per esempio i Brit Awards: se Dido si fosse presentata a ritirare il premio per l'album dell'anno avrebbe vinto lei, invece è toccato a noi. Oppure la UK Hall of Fame, in cui, in teoria, il pubblico nominava la band migliore decennio per decennio, pagando tra l'altro una sterlina per votare. Solo che avevano già deciso che per gli anni Settanta avrebbero vinto i Queen, quindi anche se telefonavi cento volte dicendo: “Led Zeppelin”, vincevano i Queen ugualmente... A noi hanno già proposto di esibirci come una delle band che hanno venduto di più nel nuovo millennio. Abbiamo avuto qualche incertezza, e d'improvviso siamo precipitati al numero 47 della lista!”

Avete girato il video del primo singolo, “One Way Ticket”, in Islanda...
“Sì il regista, Tim Pope, stava cercando una location con un panorama completamente deserto e ghiacciato. Quindi non andava bene una veduta alpino, e così la scelta è caduta sull'Islanda, una terra in cui si trovano anche vulcani e che può dare delle immagini molto forti”

Visto che siete una band singolare, quali sono le cose più singolari che vi sono capitate, dopo aver pubblicato il primo disco?
“Le cose più assurde ci sono capitate in America, come quella volte che la casa discografica, nel giorno di riposo del tour, ci ha spedito su un bus a fare un viaggio di dodici ore. Siamo arrivati in un posto dove era in corso un torneo di bowling. Quello che avrebbe dovuto essere un bagno di folla tra i fan, si è trasformato in un incontro con quattro gatti, che peraltro non avevano la più pallida idea di chi noi fossimo...”

a cura di Fabio Alcini


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