La questione delle licenze musicali è entrata nel tavolo delle grandi trattative; i file traccianti DRM presenti nei brani scaricati, in particolare, da iTunes sono l'ago della bilancia e potrebbero condizionare il futuro mercato della musica liquida.
La EMI ha già confermato la sua disponibilità di togliere i DRM, ma a patto di alzare qualità e prezzo (vedi news); sembra che la Universal abbia deciso di effettuare anche lei il primo passo verso l'esclusione della Gestione dei Diritti Digitali, ma non si affiderà alla Apple.
La major francese dovrebbe (le notizie non sono ancora confermate) sfruttare il nuovo negozio digitale che Amazon lancerà a Maggio, forse l'unico in grado di contrastare il predominio di iTunes visto il mezzo fallimento di Zune marchiato Microsoft.
Ovviamente da Amazon non fanno sapere nulla e l'aria di novità investirà l'Europa solo nei prossimi mesi, ma sembra che la fine dei DRM sia molto vicina, come la migliore qualità a svantaggio del costo che subirà un piccolo aumento.
Tutta questa paura per la pirateria musicale fa sviluppare software inutili e molto spesso illegali (vedere la denuncia di Altrocosumo), quando poi secondo ‘altri' studi scentifici condotti a Harvard l'impatto del mercato nero del P2P avrebbe influito solo sullo 0.7% di tutto il mercato musicale mondiale: nel 2002 su 803 milioni di CD venduti nel mondo solo 6.000.000 sono attribuibili al mercato pirata.
Se lo 0.7% viene trattato al pari di un ladro di automobile, cosa dovrebbe accadere all'evasore fiscale italiano? Un condono.
Fabrizio Galassi
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