Pete Doherty ha mantenuto la promessa e al Piper, accompagnato dai suoi
Babyshambles, ha tenuto uno dei concerti più epici che la capitale abbia
mai vissuto: risse con il pubblico, sangue sulle chitarre, tagli sul
petto per concludere con il cliché più gettonato: la distruzione del
palco.
Lo spettacolo portato in scena al redivivo Piper è stato
memorabile e anche la ‘colonna sonora' ha avuto i suoi alti, perché il
repertorio dei Babyshambles si basa esclusivamente su due punte di
diamante come “Pipe Down” e “Fuck Forever”; il resto è un collage di
accordi e melodie che si trascinano fino alla fine rinforzate con
estratti dai Libertines grazie ai quali, alla fine, il concerto regge.
Ma a Pete Doherty non interessa, la scaletta non è la protagonista
del concerto.
In primo piano c'è l'incredibile dose eroica, una
rivoluzione dell'odierno concetto (nostrano) di musica dove il
protagonista potrebbe stramazzare al suolo da un momento all'altro e per
questo si permette di fare tutto ciò che vuole.
Doherty si è costruito
intorno un'immortalità artistica protetta dal pubblico, che subisce ma
vuole ancora sangue, che lo ferisce ma lo ama.
Il gruppo entra sul palco
e arriva la prima bordata di fischi e urletti, il livello aumenta, ma è
solo un falso allarme perché il bassista è anche lui alto e con il
borsalino in testa; quando entra Pete il Piper si satura di grida,
lui impugna il microfono e va in faccia al pubblico già
ai suoi piedi.
Sul palco si porta vodka e vino, tenta di
prendere una delle bottiglie
ma gli scivola e si distrugge sul palco; i cocci vengono raccolti con un
panno che utilizza per asciugarsi il petto ferendosi, poi getta lo stesso
nel
pubblico con le varie schegge di vetro e qui inizia il conflitto.
Qualcuno dalla platea si lamenta, i buttafuori sono un po' imbarazzati e
non sanno chi difendere da chi.
I primi oggetti arrivano sul palco, Pete
li rilancia sul pubblico insieme all'asta del microfono, ma qualcuno prende bene la mira e colpisce in
piena fronte il batterista che molla tutto e si ritira in camerino.
Pete rimane sul palco, non riesce a collegare, non capisce, è
completamente fuori.
Il manager cerca di spiegargli l'accaduto e insieme
si dirigono verso le transenne cercando di iniziare una rissa mitologica:
due contro 1.000.
I buttafuori convincono il gruppo a ritornare sul
palco ma Doherty non ci sta, prende un'altra asta del microfono e con tutta la
sua forza la sbatte contro l'ipotetico lanciatore prendendo in pieno
circa cinque persone che non desiderano altro.
Infatti l'amore aumenta,
Pete lo capisce e invece di mollare tutto si mette alla batteria
improvvisando una siparietto con il chitarrista che sembra non aver
capito nulla di cosa è successo.
Passano minuti tremendi,
Doherty si butta sul basso e suona, poi tutto ritorna alla normalità con il
rientro del batterista e del bassista salutati da un
applauso di scuse.
Oramai il concerto è inquinato e ai Babyshambles non
frega più nulla: continuano i lanci di oggetti, vengono sequestrate
bottiglie di vetro, il locale è saturo di fumo, i piccoli dohertini e le
piccole katemossettine si danno da fare con le cannette e con l'alcool,
si scivola su litri di sudore.
Intanto sul palco anche il chitarrista si
scopre pieno di tagli e iniziano a cadere i primi amplificatori; Pete si
ferma e rimugina sull'accaduto, pensa che è male che il pubblico ferisca
il suo batterista, allora riprende l'asta del microfono e la lancia in
un altro settore della platea, forse sperando di prendere un altro
lanciatore.
Il sito dei Babyshambles
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