ROBERT MOOG 1934-2005

ROBERT MOOG  1934-2005

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 23 agosto 2005 | Commenti


GIOCATTOLI

GIOCATTOLI

Posso frettolosamente aggiungere una cosa? Come dicevo, sono appena tornato a casa dove avevo lasciato la tetralogia prodotta da Terry Brown del migliore periodo dei Rush. Si, i Rush. Mbè? Problemi? Un amico progveterano mi ha detto scuotendo la testa, mesto: «Nooo, sei ricaduto nei Rush...». Non ci sono ricaduto. Mi ci sono rituffato. Non mi vergogno di dire che ho appena RICOMPRATO Hemispheres, Moving Pictures, Permanent Waves, Signals rimasterizzati; che li sto sentendo pompati da un pre e finale Phase Linear 2000 Series Two e Phase Linear 200 Series Two da cento watt per channel dello stesso periodo, letti da un Revox B 226, attraverso un Cardas Quadlink e diffusi da due coeve Tannoy Mayfair (1978-1982), che il risultato sbertuccia i muri e che sto avendo una concatenazione di nostalgici orgasmi. Non si vive solo di Matthew Herbert. Sono vegetariano e ricorro spesso ai succedanei musicali delle salsicce abruzzesi sott’olio. I Rush sono esattamente questo. Una breve stagione in cui il naso di Geddy Lee, la vanagloria ritmico/letteraria di Neil Peart e gli assoli spigolosi di Alex Lifeson hanno dimostrato al mondo che il rock poteva inzupparsi nei synth, nella filosofia e nei tempi dispari (Peart è il primo vero batterista rock americano - canadese per la precisione - “moderno”: tutti i batteristi nu/neoprog/prepost/whatever-metal partono da lui e suona ancora attualissimo, diversamente dal resto del gruppo) e incarnare un modello. Io li facevo tranquillamente convivere con i Dead Kennedys. Un po’ come tre quarti dell'intellighenzia neoliberal con il suo passato comunista. Ma si sa, noi italiani siamo voltagabbana. Non perdete tempo con il loro periodo immediatamente precedente e, ovviamente, successivo. Smettetela di posare: lasciate che l’età (per chi è così sfigato da avere la mia), la memoria e la naïveté vi prendano la mano. Spogliatevi della vostra immagine musicale pubblica: vi assicuro che è liberatorio. Anzi, ancora: posso frettolosamente aggiungere una cosa? Come dicevo, sono appena tornato a casa dove avevo lasciato la tetralogia prodotta da Terry Brown del migliore periodo dei Rush. Si, i Rush. Non ci sono ricaduto. Mi ci sono rituffato.

PS: il volume deve essere devastante. permalink

Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 22 agosto 2005 | Commenti


MILITANT CLOWN

MILITANT CLOWN

Sono appena tornato dal festival di Aurillac, festival francese di teatro da strada. Un migliaio di compagnie tra “on”, vale a dire parte del programma ufficiale e “off”, di passaggio, che si esibiscono liberamente per strada. Frequentato principalmente da un profluvio di freakabbestia, cani (che litigano tra loro), vinello (magari: bevono tutti una strana tintura arancione dentro bottiglie di plastica, sicuramente a base di arancio e, forse, trielina) e bonghetti (interminabili, strazianti, masturbatorie sessioni percussive e danze alcoliche pseudocatartiche), dreadlocks biondi, genitori avvocati, henna, furgoni a costante rischio d’incidente, la cui martellante onnipresenza a volte fa venire voglia di iscriversi al Rotary o sorseggiare prosecco al tennis club – il festival è una salutare riserva di arte e cultura antagoniste. Ho visto delle cose interessanti, altre prevedibili, come sempre nei festival. Molti, troppi trampoli e birilli, ma anche insperate sacche di genuino talento, spesso costrette nell’angustia di una vita di girovaghi, ai margini fieramente abbracciati della cosiddetta “società”. Ma ho avuto soprattutto un incontro rivelatore con la formidabile presenza scenica di Leo Bassi. Ecchiè Leo Bassi? - voi direte. È un altro dei nostrani talenti che trova riparo e ascolto all’estero. Discendente da una famiglia di attori, Bassi è un fenomenale performer, narratore, clown, guitto, oratore. Raramente mi è capitato di vedere un simile debordante talento ed energia messi a diposizione di un discorso politico fortissimo (ebbene sì, è di oltraggiosamente di sinistra), Bassi è apolide e polilingue, italiano trapiantato in Spagna: ad Aurillac ha naturalmente usato uno splendido francese. Ho letto da qualche parte che ha fatto delle cose in Italia con Chiambretti ma che non è ha ricevuto l’attenzione che meritava. Non mi sorprende: pur essendo un individuo chiaramente geniale, Bassi è un clown metropolitano, latore di un’arte marginale e da strada poco in sintonia con l'autoclave mediatico che da anni infaticabile pompa liquame nelle italosinapsi. E forse anche troppo viscerale e potente per i palati fini dei nipotini dei Guzzanti & Co. Il suo ultimo show è un tour de force contro l’americanizzazione indiscriminata della cultura occidentale: povero noioso donchisciotte verrebbe da dire. No. La distruzione di decine di lattine di cocacola sul palco con ogni mezzo, martelli, trapani, mazze da baseball, di lavatrici, il cospargere il corpo non da spiaggia di sessantenne di miele e piume hanno una forza pressoché introvabile su un palcoscenico. La vibrante potenza che il buffone trae dalla propria mancanza di vergogna e che lo rende psicologicamente più potente di chiunque faccia parte del suo pubblico in quel momento si intreccia al rito atavico di derisione del potere: roba davvero primordiale, antica forza terrestre, preilluministica. Contagioso nella sua titanica risolutezza a non mangiare la merda che ci viene ammannita ogni giorno e sfrenatamente leggiadro nella sua anarchia. Andate a vederlo appena vi capita. È un grande. permalink

Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 22 agosto 2005 | Commenti


BEACH JUNK

BEACH JUNK

1. Bob Dylan - Like a Rolling Stone

2. Elvis Presley - Heartbreak Hotel

3. The Beatles - She Loves You

4. The Rolling Stones - (I Can't Get No) Satisfaction

5. A Clockwork Orange

6. The Godfather and The Godfather II

7. David Bowie - The Rise and Fall of Ziggy Stardust

8. Taxi Driver

9. Sex Pistols - Never Mind The Bollocks Here's the Sex Pistols

10. The Prisoner (programma televisivo)

Ok, posto che le classifiche sono detestabili, non servono a un emerito fallo, testimoniano lo spappolamento del senso critico e delle facoltà estetiche di chi le compila e di chi vi partecipa: questa è la classifica che risulta da un sondaggio effettuato da UNCUT presso una serie di celebrities su quale “musica, film o programma televisivo ha cambiato di più il mondo negli ultimi cinquant’anni”. Tralasciando la solita arroganza anglocentrica che vernicia la scarsezza d’idee del direttore di Uncut (dubito che nello Yunnan, o nel Kerala, o financo nel caucasico Caucaso Dylan & Co. abbiano avuto tale tellurico impatto) seguiamo lo spirito spiaggesco e naufraghiamo dolcemente in questo mare di banalità. Mi piacerebbe che qualcuno la commentasse e che ne fornisse una propria, più modestamente tarata su nazionalità e periodo storico. E mentre pavento Vasco Rossi e Alberto Sordid dominare, affilo la Katana e cerco la location per compiere il mio Seppuku. Sayonara. permalink

Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 8 agosto 2005 | Commenti


RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

Mi rivolgo all'autore del blog del 24 luglio Leonardo Clausi esprimendo alcuni miei commenti su quanto egli ha scritto in merito alla situazione attuale di Londra. Prima di tutto vorrei dire che mi sembra un pò azzardato(oltre che irrispettoso nei confronti delle vittime degli attentati) questo intento che trapela da quanto lei scrive di voler quasi giustificare l'accaduto con il richiamo al martirio dei fratelli iraqueni (io ricorderei infatti anche il martirio provocato da quegli stessi fratelli iraqueni, vedi lunga serie di rapimenti conclusisi con omicidi).Le conseguenze di questo collegamento Iraq - terrorismo risultano essere due a mio avviso:

1. Se il collegamento c'è (come io credo che sia) come pensare ad un ritiro delle nostre truppe dall'Iraq?Vogliamo forse rinunciare alla possibilità di avere un controllo su un focolare di terrore come quello?

2.Ci troviamo di fronte ad un occhio per occhio dente per dente: non il massimo per un pacifista come suppongo che lei (come noi tutti) sia.

Inoltre mi sembra un pò da persona con paraocchi riversare subito ogni colpa degli attentati su Blair, Bush e l'"Italietta" che li segue, non credo infatti che quando non vi saranno più costoro al potere la situazione migliorerà (anzi potrebbe peggiorare) e poi siamo arrivati al punto che pure se mi rubano il cellulare per strada è colpa di Bush e co. (e ciò rende le critiche meno credibili)! Un ultima cosa: l'"Italietta" come lei la chiama non è quella attuale ma quella che per troppi anni ha lasciato crescere cellule terroristiche nel nostro paese. Detto ciò le pongo i miei cordiali saluti e spero che abbia il piacere e il tempo di rispondere.

(Lettera firmata)

Gentile amica,

innanzitutto grazie per aver espresso dei commenti su quanto da me scritto. La natura del blog è tale da non consentire uno scambio approfondito su tematiche così complesse. Io scrivo su Rockstar e non su Limes: l’enormità di quanto accade giustifica così delle incursioni volutamente polemiche in un campo così drammaticamente lontano sia dalla Musica che dalle canzonette (entrambe peraltro indispensabili alla sopravvivenza del genere umano). Il mio intento nell’utilizzare l’espressione “fratelli iracheni” non aveva alcun fine apologetico: voleva enfatizzare l’impatto emotivo che l’occupazione in Iraq ha su tutto il mondo arabo. È un fatto che laddove l’occidente colpisce la parossistica solidarietà del martirio prodottasi in questi ultimi decenni nelle frange fondamentaliste del mondo arabo, finisce per radicalizzare tale fondamentalismo, provocando indirettamente orrende rappresaglie su innocenti.

Quanto alla presenza delle truppe angloamericoitaliche sul suolo iracheno: lasciarle lì significa che altri figli di mamma assolutamente incapaci di incidere sul reclutamento e l’addestramento al terrore che è diventato quel paese (come del resto lo è l’altro paese “liberato” da noi soldati della democrazia, l’Afghanistan, che continua ad irradiare felicemente eroina e morte) vengano uccisi. Uccisi dunque, per nulla. Il problema è che questo colossale fiasco iracheno voluto dal cowboy texano e dal suo ministro degli esteri britannico provoca bagni di sangue dentro e fuori i confini di quel paese, in un quadro chiaramente fuori del loro controllo. Vogliamo pensare che il nostro apporto laggiù faccia una qualche differenza? A me sembra che la nostra scelta di accodarci non sia che l’ennesimo capitolo della storia diplomatica di un paese arlecchino servitore di due/più padroni, che non ha mai avuto una sua politica estera, e nemmeno vuole averla. Quanto alla responsabilità di George W. di tutti i mali del mondo Lei ha di certo ragione: non sarà responsabile del furto del mio cellulare ma il fatto che sia alla guida della più grande potenza economico militare esistente, che sia stato eletto in modo più che sospetto per diventare poco più che un burattino nelle mani della pestifera lobby neocon che ha preso il controllo degli USA, ha le conseguenze alle quali abbiamo la fortuna di assistere (altri sono stati meno fortunati, quelle conseguenze le hanno subite morendo nel farsi i fatti propri). Trovo detestabili le trombonate di “fermezza” e “realismo politico” quando a farne le spese sono comunque gli altri.

Un’ultima riga a difesa del mio rispetto per le vittime degli attentati. Se pongo l’accento sulle presumibili cause di questa follia omicida non è certo per scagionarne gli esecutori e i mandanti. È perché credo che deplorare qualunque agire terroristico sia un esercizio retorico tale da rovesciarsi in uno sberleffo alla moralità. Che cosa si può aggiungere all’orrore dell’orrore? Dire che è orrendo? La condanna è già implicita nel subirlo. Sfondare porte perfettamente spalancate e riempirsi la bocca di anatemi verso il mondo arabo come fanno non solo certa stampa ma anche autorevoli rappresentanti delle nostre istituzioni non fa che inasprire una recrudescenza di odio razziale sempre meno latente. Ci vogliono gesti politici seri e i nostri governanti non hanno le palle (mi scusi il francese) per compierne.

Spero che questa mia risposta sia soddisfacente e torno a ringraziarla per il commento. Ho una gran voglia di tornare a parlare di musica, se non lo faccio non è per un capriccio. È che la musica in questi giorni suona… stonata. LC permalink

Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 1 agosto 2005 | Commenti


Vecchi Merletti