FUNKI PORCINI |
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La sagra del garganello alla montorese e dei funghi porcini si prefigge come obiettivo quello di far conoscere un prodotto di altissima qualità e di pregiata fattura quale è il garganello in unione ai prodotti tipici della campagna montorese e ai rinomatissimi funghi porcni, che si trovano sui monti che circondano la valle del nostro Comune. La sagra si svolge nella frazione San Felice di Montoro Inferiore in provincia di Avellino, accogliente paesino rurale che conserva ancora le sue origini medievali, infatti sulla collinetta che lo sovrasta sono visibili le rovine dell'antico castello longobardo. PRINCIPALI PIATTI DA DEGUSTARE: GARGANELLI FUME' RISOTTO AI FUNGHI PORCINI PENNE AI FUNGHI PORCINI SCALOPPINE CON PORCINI FRITTELLE DI PORCINI SALSICCE ALLA BRACE CON VARI CONTORNI PATATINE FRITTE SORBETTI VINO IRPINO LE TRE SERATE DELLA MANIFESTAZIONE SARANNO ALLIETATE DA MUSICHE LATINO-AMERICANE, CANTI E BALLI FOLKLORISTICI PARCHEGGIO CUSTODITO E PARCO GIOCHI PER I BAMBINI |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 30 giugno 2005 | Commenti |
MAKE GLASTONBURY HISTORY? |
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Glastonbury. Scatafasci di fango, il più grande rock festival del mondo, una line-up specchio dei tempi: Killers, Kasabian, Kaiser Chief, Keane, Koldplay, Kekkaspita, (Ah, ecco... Suonano tutti uguali perche cominciano per "K"). Passata tutta la giornata vagando per l’immensa palude semicollinare ridendo ogniqualvolta rischiavo di precipitarci dentro. Snobbati gli stage grandi. Persa Roisin Murphy che mi interessava. Viste carine band oscure, dj set pasticcofili, il luogo più carino, Lost Vagueness, strano microfestival vaudeville. Magica la sosta notturna sul Sacred Circle. Visto anche Pete Doherty. Potrò dire di averlo visto. Alle tre di sabato notte siamo tornati a casa. Non ho più il fisico. Non per i Koldplay. Dicono che Glasto non sia più lo stesso, che sia ormai un altro corporate festival (sponsorizzato da una marca di lavatrici, ovviamente). Può darsi, vista la line up. Ma è questa la musica che passa il convento. In fondo una traccia dell'antico ecumenismo fricchettone rimane. E dopo aver lavorato per anni in un altro Festival super azzimato, il fango ci sta tutto. PS l'anno prossimo chiuso per inventario. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 27 giugno 2005 | Commenti |
PATTI |
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Vista ieri sera alla Royal Festival Hall, parte del Meltdown 2005 da lei curato, su cui tornerò. Stuff of legend. La foto, del 1975, è di Mapplethorpe, che, come si vede, sul bianco e nero era scarso... Da ragazzino la copertina di Horses (anche quella di Mapplethorpe) mi ipnotizzava. L'altra copertina ipnotica era Pinups di Bowie. Scilla e Cariddi per l'eterosessualità di chiunque. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 20 giugno 2005 | Commenti |
Alberto Paolotti |
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Conosco Alberto Paolotti da qualche anno. Ora le creazioni di Paolotti prendono lo spazio Foto con Ufo Pierufo, Antidoping e Atlantide. Vediamo. |
Inserito da: Fabrizio Galassi martedì 14 giugno 2005 | Commenti |
NON COLPEVOLE |
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innocente...? Sotto a chi tocca! Spector, Phil... permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 14 giugno 2005 | Commenti |
E |
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Di nuovo Eels. Poco altro mi entusiasma e mi fa discutere come questo “gruppo” ultimamente: la poetica, i suoni, i testi. Non solo perché l’ultimo album è una delle migliori uscite dell’anno finora, ma perché E è un artista che ispira svariati ragionamenti. E dopo averlo visto per la prima volta ieri alla Queen Elizabeth Hall, ospite del tredicesimo Meltdown Festival curato da Patti Smith, mi sono ritrovato a discutere con amici, promoter, producers e musicisti sull’one-man band più idiosincratica e ricca di contenuti che ci sia in giro. Contenuti. Certo, direte, non è necessario aver perso vostro padre da bambini, vostra madre qualche anno fa di cancro a pochi mesi dal suicidio di vostra sorella e dalla morte di vostra cugina su uno degli aereoplani che si è schiantato sul pentagono l’undici settembre, per averne. Che tipo di reazione può suscitare una simile esperienza di perdita nella creatività di un artista, e prima ancora nella psiche di un essere umano, faccia il ferroviere o il broker? Probabilmente spingendolo a fare meglio di quanto abbia mai fatto. E ha reagito non solo scavando ancora più in profondità in una delle più capaci e sensibili falde di songwriting in circolazione, producendo un catalogo di piccoli gioielli di max. tre minuti, che finiscono immancabilmente quando te ne stai innamorando e ti lasciano lì a desiderare che continuino per altri sei-sette. Ha reagito tirando fuori un senso dell’ironia che raramente sconfina nell’amaro sarcasmo, una maestria nel percorrere il sottile sentiero che separa la farsa dalla tragedia, lanciando uno sguardo forte e aperto sull’esistenza e i suoi drammi e una capacità di afferrare una perenne bellezza nel momento apparentemente più banale della vita di ognuno. Forse è quello che avrebbe fatto chiunque altro. Forse quando il nostro dramma assume proporzioni così immani, l’unica cosa che possiamo fare è stupire gli altri e prima di tutto noi stessi, andando avanti nonostante lo schianto dentro di noi, scoprendo che la sensibilità per il bello non si è estinta ma anzi si è fatta più acuta, la nostra compassione per la miseria del mondo più estesa, anziché raggrumata come una patata dimenticata nel microonde. E magari scoprire che la nostra capacità di sorridere, di perderci nella meravigliosa, momentanea terapia del riso è cresciuta anch’essa. Perché Mark Oliver Everett ha una tavolozza completa: ha il pianto, ha l’energia, ha l’abbandono contemplativo, ha la ninna-nanna infantile e ha anche il riso: anzi nei suoi concerti è quasi un entertainer, che ride e motteggia col pubblico in modo sottile e intelligente. “Are you ready not to rock?” chiedeva ieri a una platea graziata da una performance di grande, dico grande, bellezza: come si fa a non sorridere commossi davanti a questo piccolo uomo che ha imparato a nuotare nel dolore e a mantenere un occhio innamorato per il mondo e la sua crudele inafferrabilità? E che soprattutto viene dal continuo duellare con la timidezza e la solitudine? Un quartetto d’archi, contrabbasso, chitarra, tastiere e poco altro: un set quasi completamente acustico, niente batteria. Vestito di nero, (anche la band) come un mormone, un atteggiamento teatrale, curvo e fragile anzitempo, con bastone da passeggio e colossale cohiba fumante che ne raspa la voce, E ha raggiunto una dimensione teatrale nei suoi show che li rende qualcos’altro dal concerto rock: piccoli eventi in cui la musa folle di Tom Waits, un occhio più o meno consapevole al teatro russo dell’assurdo vanno ad aggiungersi al fenomenale talento per la melodia e gli arrangiamenti. Ok, "è un californiano privo di pathos" dice l'amico promoter newyorkese, denunciando una volta di più il ragguardevole divario culturale e spirituale che divide la West Coast da NY: e di certo il pathos, quello profondo e terribile, manca nelle performance dal vivo come nel materiale in studio. I californiani, si sa, amano troppo la vita per posare da maledetti, come fanno più a Est in giro per il globo (e infatti Morrison è andato a morire a Parigi). Ma forse è proprio questa la forza del piccolo E: il talento melodico che resta incollato alla memoria, gli arrangiamenti e la produzione non trascurati, come ci si aspetterebbe da un artista ripiegato sui contenuti lirici, bensì incredibilmente ricchi di suono e volume, piuttosto che renderlo un Walt Disney della sofferenza ne fanno uno dei più dotati cantautori americani in circolazione. Oggi più che mai, vedovati come siamo dalla scomparsa di Elliot Smith. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 13 giugno 2005 | Commenti |
ALLUCINOGENICO |
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stanotte ho sognato che mi trovavo in una regione boschiva da qualche parte nel Midwest, in una fase particolarmente aspra del deterioramento dei rapporti fra USA ed Europa, rastrellata da posse di rednecks a caccia di devoti di John Peel da linciare. forse devo cambiare pusher. si, dalla evian voglio passare alla volvic. pare che sia roba vulcanica... permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi domenica 5 giugno 2005 | Commenti |
ALLONSANFàN |
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repubblica, sempre. non così strano doverlo ribadire, in un paese che ha abolito l’altroieri l’ereditarietà della camera dei lords. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 2 giugno 2005 | Commenti |
CHARITY CHIC |
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braccialetti in silicone con su scritte lodevoli frasi del tipo “Make Poverty History” (indossato da bono vox™) o “Stand Up Speak Up, anti-racism” (quest’ultimo commercializzato dalla nike e indossato da ronhaldinho e thierry henry) vanno alla stragrande in UK (da 50 p a £1). li ha lanciati la fondazione di lance armstrong, incredibile atleta che ha demolito un cancro (il suo) e record ciclistici (altrui); e poi il diluvio. comprare quelli ufficiali significa che i soldi vanno all’ente benefico che li produce. è un grosso business dal volto benevolo. indosso una cosa trendy che certifica che ho un cuore d’oro: sono infatti sensibile a queste lodevoli cause tanto da aver pagato per di-mostrare che sono così sensibile a queste lodevoli cause, e sebbene abbia scelto di farlo attraverso un segno che qualifica come à la page il fatto che io sia così sensibile a queste lodevoli cause, fino a prova contraria il mio denaro va a beneficio di queste lodevoli cause. Il guaio è che questa prova contraria pare esserci: secondo le solite malevole voci, infatti, molti di questi oggetti sarebbero prodotti nei cosiddetti sweatshops, le aziende che sfruttano manodopera come appunto faceva la nike prima che si facesse un lifting etico. insomma malodevole ipocrisia che esce dalla porta e rientra dalla finestra. eppoi, dico io, possiamo noi poveri occidentali sempre autoflagellarci ogni volta che cerchiamo di fare qualcosa di positivo ma anche esteticamente piacevole? trafficare in eroina è di certo peggio. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 1 giugno 2005 | Commenti |










