OZZISSEA |
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Ozzy e sua moglie Sharon continuano a finire sui giornali per disastri domestici. Dopo che il pipistrellofago si è fratturato fino all’ultima falangetta su un macrotriciclo motorizzato per giuggioloni, dopo aver subito il furto notturno dell’argenteria della nonna e aver inseguito i ladri fuori dalla finestra del primo piano, dopo che la mente di sua moglie Sharon, che funziona anche per lui, si è dovuta concentrare sulle cure per un cancro al colon poi felicemente superato, e mentre i suoi figli privi di talento pagano le conseguenze del loro essere privi di talento, la coppia si è svegliata lo scorso venerdì in mezzo al fumo della propria mansion in Buckinghamshire, che stava andando a fuoco. Ozzy, Sharon e animali domestici sono tutti salvi, ma diventa difficile non notare la sfiga seriale che colpisce la leggendaria voce dei Black Sabbath da quando l’aver reso se stesso e la sua famiglia un baraccone circense gli è valso più fama e denaro di quando era il frontman di una delle band più influenti della storia del rock, capace da solo di eccessi pari a quelli di un Keith Moon, Keith Richards e Iggy Pop messi insieme. Revenge of the Evil Woman? permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 31 marzo 2005 | Commenti
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IPERINUTILE |
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Oggi è mercoledì
(nella foto, un ritratto di lapalisse) permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 30 marzo 2005 | Commenti
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LA PROPRIETÀ PRIVATA È UN URTO? |
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Oggi, presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, si tiene la prima sessione di una causa che sarà fondamentale per il futuro di Internet e per lo scambio via peer-to-peer di contenuti: il gigante MGM contro il topolino Grokster. Come nel caso di A&M Records contro Napster, che portò alla chiusura di quest’ultimo e alla sua rinascita come noioso sito a pagamento, questo caso è il ricorso in appello dopo la decisione della stessa corte di non considerare Grokster (nomi leggiadri eh, a quando Fuckster?) responsabile della circolazione illegale di file media per una questione tecnica: a differenza del Napster di allora, non prevede l’uso di un server centralizzato per lo scambio di file illegali, quindi non può esser ritenuto responsabile del cattivo uso che ne fanno gli utenti. La decisione prese le mosse da un’altra memorabile sentenza, risalente al 1984, anno in cui la Sony (che aveva lanciato il suo videoregistratore Betamax, terrorizzando così per la prima volta gli Studios), venne dichiarata non responsabile della pandemia di videoregistrosi acuta ivi scatenatasi.
La questione è delicata imperocché complessa: mi limito a lanciare delle provocazioni semplicistiche e urlate.
Le major discografiche sono dei colossi che totalizzano cosmodividendi sfruttando gli artisti, benissimo. Appropriarsi del loro maltolto e ridistribuirlo sarebbe una forma rivoluzionaria di esproprio quindi, di un prodotto poi, come la cultura, che è un bene inalienabile dell’umanità tutta. Ma è anche vero che l’hard disk occidentale (e, che ci piaccia o meno, quello di tutto il globo) gira su un sistema operativo che si chiama capitalismo nel quale vige la proprietà privata (che il francotrombone Proudhon chiamò furto credendo di dire una cosa 'na cifra arternativa finché Carletto non lo fece riflettere). Quella di idee, si chiama proprietà intellettuale. La musica e l’arte in generale sono proprietà intellettuale dell’autore, di qui “Diritto d’Autore”. Se vogliamo fruirne è giusto pagare. Soprattutto quando i soldi vanno, dopo essere stati decurtati opportunamente dalla casa discografica, all’artista (non tutti guadagnano come maronna o bonofox: c’è una legione immensa di aggrappati al centesimo). Scaricando musica gratis dunque rendiamo più complicato il pagamento dell’affitto al nostro musicista/artista. In più, questa camicia di forza imposta a internet, per cui tra poco non potrai nemmeno svuotare il cestino senza dover pagare, sta, come arguisce, tra mille altri e da anni, Lawrence Lessig, soffocando l’innovazione: che mi frega di migliorare una cosa se devo pagare per farlo? E così il serbatoio creativo di Internet, che ha finora prodotto cose utili e preziose, si svuota. Inoltre, piccola postilla a-nazionalista: ancora una volta è in America che si decide il destino culturale dell’Europa. E certo, direte voi, se la Apple fosse una fabbrichetta appena fuori Pomezia e Bill Gates un industriale brianzolo forse lo si deciderebbe in Berlusconia. Non è questo il punto. Il punto è che, che ci piaccia o no, viviamo in un mondo completamente anglosassonificato, il cui unico contraltare reale al momento è un bigottismo cieco e assassino che sta a sua volta aizzando un controbigottismo altrettanto cieco e potenzialmente assassino. Bello, no? Perlomeno non dobbiamo preoccuparci del downloading illegale. A dirci se è giusto o sbagliato sarà la “nostra” Corte Suprema. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 29 marzo 2005 | Commenti
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3 RADIO 4 |
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La mattina, in cucina, ciabatto ascoltando Radio 3: musica classica, bio di compositori, guide all’ascolto e altre amenità, il tutto servito in impeccabile BBC accent. Da anni. Appena alzati ci vuole musica classica, preferibilmente barocca, che puntelli l’esistenza di Dio e di un ordine nell’universo tipici dell’ottimismo mattutino e leghi bene con la caffeina. Credo. I miei flatmates preferiscono invece BBC Radio 4. Radio 4 è il canale della chiacchiera. Parlano e basta, di tutto: dall’astro al filo d’erba, radiodrammi, soap radiofoniche, giornali radio, dibattiti. Un infinito tessuto verbale senza cuciture. Tutto di livello BBC, cioè alto. Ma soffocante. Ci sono altre due Radio 4. Una è l’enigmatico brano di coda di Metal Box dei PiL, poi ripubblicato come Second Edition (1979), album che avrebbe precorso di vent’anni le traiettorie del packaging, dove il basso dub di Jah Wobble (il cui effetto si sente in Blue Lines dei Massive Attack), la voce sbilenca di Lydon e la chitarra aguzza di Keith Levene procurano incubi affascinanti. La terza è la band di NY che prende il nome dalla canzone, che prende il nome dalla radio. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 28 marzo 2005 | Commenti
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AUGURI |
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avevo scritto una cosa innocente (per me) ma equivoca (per altri) che ha scatenato le loro ire e per rispetto mi autocensuro. riauguri. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi sabato 26 marzo 2005 | Commenti
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MINERMISSING |
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I Missing Persons non sono soltanto uno dei più grandi e misconosciuti gruppi degli ultimi vent’anni: erano dei veri style guru, come si evince dal materiale fotografico, tratto da una campagna pubblicitaria della Wella, circa 1984. Annoveravano Terry Bozzio (batterista di Zappa a tipo SEDICI anni: Frank era un vero pedotalentofilo), Warren Cuccurullo, (anche lui chitarra ritmica nel cosmicomico Zappa di Joe’s Garage Act I, poi, in una carriera in perfetto stile Orson Welles, negli immensi Duran Duran) e l’ex coniglietta Dale Consalvi (poi in Bozzio, oggi non so). Il loro era un suono apocalittico e integrato allo stesso tempo, con vaghe reminiscenze schoemberghiane. Tutto questo per introdurre il pungente dilemma di questi ultimi giorni: dove cazzaspita è finito DaDo? Basta con questo gioco al massacro. Chi sa, parli. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 24 marzo 2005 | Commenti
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IL SOLISTA PORNOGRAFO |
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Se vi piacciono i serotoninici New Pornographers godrete di certo il disco solista dell’artefice principale del loro power pop al fulmicotone: A. C. Newman. Proprio l’anno scorso di questi tempi il suddetto Carl sfoderava questa accattivante amalgama di motivi moschicidi. Al secondo ascolto sei agganciato. Un disco deliziosetto per meglio celebrare le printemp con più grazia e meno foga degli straripanti pornographers. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 23 marzo 2005 | Commenti
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GODFATHERS OF PUNK |
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Scusate se mi ostino a scoperchiare le tombe, ma qui è il caso di mettere le "i" sotto i puntini. Bruciatisi ancora prima di crescere, i RADIO BIRDMAN sono roba primitiva, leggendaria. Australia, 1974-78. Due album soli, il secondo dopo lo scioglimento. Il primo, Radios Appear, una bibbia. Punk, surf, psichedelia, un frullato di Stones’n’Stooges a 45 giri: fantastici e oscuri. “Arde core” nel senso di cardiocombustione, da lacrimuccia. Sniff. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 22 marzo 2005 | Commenti
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L'ORRORE... |
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"The horror… the horror...” Il raggelante bisbiglio di Brando/Kurtz in uno dei più grandiosamente improvvisati film della storia riecheggia ossessivo di fronte a buona parte della gora politico-catodica nella quale siamo immersi fino al collo. Forme di lotta. Un buon modo è notare il brutto, classificarlo e seppellirlo ridendone. Banale? Non proprio. Il brutto è ovunque, spesso è noi stessi: osservarlo ha un valore terapeutico e catartico. L’inferno siamo noi, non gli altri. Questo è un buon incentivo a pescare a piene mani nei ragguardevoli italogiacimenti del cattivo gusto occidentale. Pulire lo specchio, guardare a testa alta e... ridere. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 21 marzo 2005 | Commenti
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ALL YOU NEED IS LUTON |
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Di solito l’opinione pubblica (l’opinione detenuta, non chi la detiene) e i sondaggi e le classifiche e le gare e i concorsi e le elezioni, insomma tutte quelle situazioni in cui il giudizio sommato (sic) degli individui sancisce/decide/sentenzia, mi provocano un salutare sospetto stirneriano. Eppure, questa mi trova gioiosamente d’accordo: un’anglovotazione in rete ha eletto “All you need is love” di Lennon la frase più importante della storia. Poco importa che sia stata indetta (la votazione) da una qualunque agenzia di PR che deve riverniciare l’immagine scassata dell’aeroporto di Luton, e che sarà inscritta (la frase) su qualche parete di detto aeroporto. Quello che conta è che, nonostante tutti gli stratagemmi, le manipolazioni, i sofismi con cui l’ingegno umano cerca di aggirare il significato di questa semplice, nuda frase, le chiacchiere stanno a zero: è vero. A prescindere dal rock’n’roll e da quello che pensa il Times.permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 15 marzo 2005 | Commenti
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SCRATCH SCRATCH SCRATCHING ON OZZY’S DOOR |
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Il malcapitato che abita nella casa natale di Ozzy Osbourne, a Birmingham, si ritrova l’uscio di casa luogo di pellegrinaggio. Sulla porta sciami di fan incidono più o meno continuamente epigrammi di tributo. Ciò fa comprensibilmente imbufalire la moglie del suddetto, il quale, forse per salvare il suo matrimonio, ha deciso di vendere la porta all’asta su E-bay.permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi sabato 12 marzo 2005 | Commenti
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SHIT FROM ABOVE |
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Era da tanto che volevi fare quel viaggio a Chicago. La città degli adorati Tortoise, di Al Capone, dei Bulls. Estate 2004: finalmente trovi il modo e i soldi per partire. Chicago è giustamente famosa per la sua architettura. E un modo per gustarsela è dal Chicago River. È una splendida giornata d’agosto e sulla Little Lady, uno dei battelli che attraversano il fiume, un centinaio di turisti chiarovestiti parlano e ridono spensieratamente, osservando il panorama, godendosi il biondo calore del mezzodì. Anche tu sei lì, immerso nelle tue riflessioni sul divario culturale tra l’Europa e gli USA, che aumenta più che mai, proprio mentre il battello si avvicina al Kinzie Street bridge. Improvvisamente sei investito da un altro biondo calore. Sono 400 litri di merda, che ti sono piombati addosso dall’alto. L’autista del touring bus della Dave Matthews Band, di passaggio, ha appena deciso di scaricare il contenuto del WC di bordo. Da quel ponte. Mentre tu passavi. Sotto quel ponte.
Hai sempre considerato la DMB un innocuo patchwork di sonorità afro-blues con un cantante piagnone? Loro ti escrementano from above. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi venerdì 11 marzo 2005 | Commenti
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WORLDGAZER |
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Mentre a Nashville, Seattle, LA, New York e Londra non si fa altro che discutere del festival appena trascorso, so che vi unirete tutti a me nel tributare a DaDo un doveroso riconoscimento per la sua misericordiosa professionalità. Essere investiti da simile mareggiata di talento per giorni e scriverne con rinnovata lucidità ed equilibrio non è impresa qualunque. E forse è meglio che l’Italia tutta si stringa attorno alle proprie glorie canore solo una volta l’anno: è più che sufficiente ad indicare agli altri la strada, ad ispirare in loro una sana emulazione senza avvilirne lo slancio. Loro, i nani di domani, sulle spalle di noi giganti.
Ma veniamo a dei connazionali che non si fanno stirare le camicie musicali dalla mamma. GAUDI è un producer che da tempo ha lasciato il suolo natio per sciacquare i panni nel Tamigi. Formatosi nel dub, ha sviluppato in questi anni un proprio percorso nelle sonorità extraeuropee, ossatura del suo stile accanto ad una non comune sensibilità groove. Bass, Sweat & Tears, un disco aperto e positivo, in cui oriente e occidente trovano un bell’equilibrio, è il suo ultimo lavoro. Forte della collaborazione di 42 musicisti da tutto il mondo (tra cui la ns. Lina Sastri) e di una produzione ai limiti del perfezionismo, questo album lo conferma una delle autorità indiscusse della Trance-Nu Beat, come del resto dimostrano i suoi remix di Lamb, Ojos de Brujo, 1 Giant Leap, Simple Minds, Scissor Sisters, Fatboy Slim e Bob Marley. Per saperne di più www.gaudimusic.com
Ascoltatelo e fatevi un viaggio transglobale in India e Africa, Iran e Nuova Guinea, Pakistan e Spagna. Senza cercare ristoranti italiani. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 8 marzo 2005 | Commenti
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Ultimo richiamo sanremese |
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Ecco, anche stamattina vi devo confessare una cosa. Ieri sera proprio non ce l'ho fatta. Sorbirmi i cosiddetti gruppi (Dj Francesco Band....ussignùr) e soprattutto il girone "terza età" mi sembrava una pena supplettiva spropositata rispetto ai miei peccati commessi e da commettere. E così ho usato un televisore un po' più moderno, rispetto al Saba '82. Dotato di telecomando, più che altro. E ho alternato la visione (muta) delle prime due ore di festival con un classico della mia infanzia: "Rocky 2". Continuo a chiedermi perchè, alla fine del match, l'arbitro conti così lentamente mentre Rocky e Apollo cercano di rialzarsi. A velocità normale i due sembrerbero colti da crisi epilettiche...
veniamo alla gara. Seconda parte dei "giovani". Che da vent'anni sono sempre gli stessi.
Equ "L'idea" NG
"Ogni anno tra i giovani a sanremo c'è qualcuno che mi perdo perchè sono andato in cucina a prepararmi un thè". Quest'anno è toccato agli Equ. Meglio per loro, mi sa.
Christian Lo Zito "Segui il tuo cuore" 4
"(quasi) Ogni anno tra i giovani a Sanremo c'è qualcuno che prova ad attirare l'attenzione presentandosi scalzo. E ogni anno tra i giovani a Sanremo c'è qualcuno che prova a giocarsi la carta del bambino prodigio." Quest'anno tocca a questo ragazzino di Agrigento che ha passato più tempo al trucco e dal parrucchiere che a provare il pezzo. Tuta colpa di Maria De Filippi. Da quando in tv c'è la sua scuola si è abbassata tragicamente la "soglia di percezione del talento". Uno guarda quel programma e gli viene naturale chiedersi: "se ci riesce xxxxxxy dalla De Filippi, perchè non dovrei potercela fare io?"
Sabrina Guida "Vorrei" 6
"Ogni anno tra i giovani a Sanremo c'è qualcuno che ha già alle spalle una lunga gavetta come corista. Di solito queste ex-coriste hanno un difetto: grane abilità vocale ma presenza scenica quasi nulla. Fa qualcosina di meglio questa mora dalla voce profonda ed elegante. Dopo un inizio finto hip-hop che fa temere il peggio, il pezzo si rialza con un buon incedere r'n'b. Sul palco però c'è qualcosa la presenza di una vocalist che sta lì, inutile e silenziosa per tre quarti del pezzo. Una ragazza bionda, decisamente non avvenente... avete presente l'amica bruttina onnipresente al fianco della strafiga come deterrente per gli approcci maschili? Beh, quando la bionda entra sul finale, rappando qualcosa, il risultato è quello di riportare il pezzo nelle medie sanremesi. Poco più che mediocre.
NB: Qualora traspaia troppa clemenza dal mio giudizio sulla Guida, confesso che il giudizio potrebbe essere influenzato dalla somiglianza di lei con una mia quasi ex-fidanzata di qualche tempo fa.
Modà "Riesci a innamorarmi" 5
"Ogni anno tra i giovani a Sanremo c'è qualcuno che punta tutto sul look" I modà fanno capire, già dal nome, di essere i candidati dell'anno. Il cantante stecca l'inizio del pezzo ma poi si riprende e si esibisce in una credibile imitazione de Le Vibrazioni. Ho dei dubbi sul testo: " Scusa se a volte sbaglio, e di notte mi trasformo in pipistrello
ma son tranquillo perché so che tu
Sai comprendere tutto di me
Meno male che ci sei tu..." E' dedicata a una donna, alla mamma o a un supereroe?
Veronica Ventavoli "L'immaginario" 5
"Ogni anno tra i giovani a Sanremo ce n'è una che ci prova da anni con l'accademia e alla fine passa. Per sfinimento, più che altro". Veronica è stata bocciata cinque volte all'Accademia prima di arrivare sul palco. Ed è emozionata al punto da sembrare addirittura più impacciata di Federica Felini. (A proposito, in contemporanea su Retequattro è cominciato Amarcord di Federico Fellini... scaglio via il telecomando per non essere indotto in tentazione). La sua canzone è carina, fatta apposta per essere mediocremente apprezzata e dimenticata fra tre giorni. Il tempo sufficiente per arrivare (sicura) alla finale di sabato. Alla fine del pezzo, l'effetto è simile a quello di una cena al ristorante giapponese: esci che ti sembra di non aver mangiato nulla.
Max de Angelis "Sono qui per questo" 5
"Ogni anno tra i giovani a Sanremo ce n'è uno che costringe gli organizzatori ad alzare il limite di età massima sul regolamento. Max potrebbe essere il padre di Lo Zito e ne è ben consapevole. Però lo hanno messo tra i "giovani", e lui ci prova, prendendo a modello il "giovane di successo" per antonomasia. Il pezzo è praticamente identico, almeno nella strofa, a "Ti Voglio Bene" di Tiziano Ferro. Ma poi, andando avanti con l'ascolto, si capisce che Max è salito sul palco giusto per fare uso privato del mezzo pubblico: "Non era solo sesso e lo sai pure tu/ Io sono qui per questo per dirtelo in tv" . Grazie per averci informati a riguardo.
E infine, rispondo a qualche critica ricevuta tra i commenti del blog.
Farei sfoggio della mia cultura citando un classico di Elvis o pezzi noti all'universomondo come quelli di Cotugno e Vallesi?
Farei sfoggio della mia cultura individuando attinenze, peraltro evidenti, con lo stile di gente universalmente nota come De Gregori e Venditti?
Se volessi davvero dar sfoggio, alzerei il tiro e farei un'analisi molto più approfondita dei brani con lo stesso metro di valutazione con cui ascolto e recensisco i dischi per rockstar. Ma a quel punto, parlando per voti, ben pochi supererebbero la soglia del 4.
Questo diario sanremese è stato un modo per raccontare in modo poco serio una rassegna che di serio (e di musicale) ha ben poco. Mi preoccupa pensare che nel pubblico ci sia ancora chi si pone dinanzi a un festival nella cui classifica svetta Peppino Di Capri (con tutto il rispetto per quel che Peppino ha fatto 40 anni fa, s'intende) convinto di avere un'idea di COSA SIA LA MUSICA ITALIANA nel 2005.
E con questo è davvero tutto.
Da lunedi su questo blog torniamo a parlare di musica. Giurin giuretta.
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Inserito da: DaDo Minervini venerdì 4 marzo 2005 | Commenti
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Non somministrare sotto i 12 anni |
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Devo ammetterlo, ieri sera ho preferito aiutare un'amica in un trasloco (sotto la pioggia, ovviamente), piuttosto che riascoltare per la seconda volta le traversie amorose di Paolo Meneguzzi e il disagio esistenziale della giovinotta di campagna Tatangelo.
Però a mezzanotte ero a casa e non mi riusciva di prender sonno. Così ho ascoltato i giovani. In fondo "Quel che non mi uccide mi renderà più forte". Dopo 31 edizioni di Sanremo, credo di essere prossimo all'invulnerabilità.
E ora... le pagelle!
Concido "Ci vuole k" 4
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che prova a rompere gli schemi." E poi c'è qualcuno che, ritrovatosi davanti a decine di milioni di spettatori senza nemmeno un pezzo decente, prova a lasciare una traccia con qualcosa di cui, magari, potrebbero parlare all'indomani gli inviati di Cucuzza creando il "Caso". Un caso che comunque non arriverà alle sette del pomeriggio. Quest'anno è la volta di "Ci vuole Culo" maliziosamente (sic) camuffata in "Ci Vuole K". Perchè la K fa tanto gggiovane, suppongo. Provocatori quanto un bambino di tre anni che per far dispetto ai genitori comincia a dire "caccapipìcaccapipì". Però meno intelligenti e divertenti.
Laura Bono - "Non Credo Nei Miracoli" 4
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che imita Irene Grandi." Almeno, da dieci anni a questa parte, s'intende. Quest'anno tocca a Laura Bono. Che si atteggia a "cattiva ragazza della classe di catechismo", canta così così una canzone dimenticabile ma sa fare già bene l'occhio di triglia alla telecamera. Canta "Non Credo Ai Miracoli". Ora le toccherà cambiare idea: è passata in finale. Poi dice "Perchè Sanremo l'hanno fatto santo?"
La Differenza "Che Farò" 5 ,5
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che prova a fare la differenza." Questi devono aver frainteso il senso dell'affermazione di cui sopra. Innanzitutto mi scuso coi lettori per non aver scritto bene il nome del gruppo, ma MI RIFIUTO di inserire emoticons e faccine idiote in quello che scrivo. La canzone proposta dal gruppo comincia ad avvicinarsi ai nostri giorni. Lo fa seguendo un percorso non esattamente originale ed entusiasmante (per dire, conosco almeno 50 gruppi -quasi tutti con un demo autoprodotto suonato in cantina - capaci di fare cose migliori partendo dagli stessi fondamentali). Però almeno 'sta roba pare scritta nel ventunesimo secolo.
Enrico Boccadoro "Dimmi Dov'è la terra capitano" 5
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che la butta sul sociale". Quest'anno tocca a questo giovane cantautore discepolo della scuola romana che se le gioca tutte...un po' di "Donna Cannone", un pezzettino del Venditti di "Notte Prima Degli Esami", perfino il Minghi di "1950". Chissà perchè l'effetto finale è di ascoltare Luca Barbarossa in preda a una crisi depressiva. Il pezzo parla di migrazione, argomento già caro a tanti giovani cantautori. Ma fa l'effetto di un sassolino gettato in una palude.
Giovanna D'angi "Fammi Respirare" 6--
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che ci prova con l'acid Jazz". Quasi sempre si tratta di ragazze corpulente, simpaticone e dotate di una voce strepitosa. Quest'anno è il turno di Giovannona che fa il suo dovere, cantando un pezzo vivace e scuotendo il pubblico dal torpore. Di solito queste performances si sono tradotte in un ottimo risultato sanremese e poi... il nulla. Jenny B vinse tra i giovani 4 anni fa. E oggi il suo nome lo ricordano in 15. Lo scorso anno Linda arrivò terza con "Aria Sole Terra e Mare". Tra qualche giorno sarà ospite della music farm: in ospizio dopo un anno di carriera. Auguri, Giovà...
Negramaro "Mentre tutto scorre" 7,5
"Ogni anno, tra i giovani, a Sanremo, c'è qualcuno che viene palesemente bistrattato dalla giuria". Il presentimento che questo ruolo toccasse ai Negramaro si è avuto sin dalla loro prima esibizione. Canzone rock ben strutturata, ritornello incisivo, ottima costruzione del brano, suoni attuali e un cantato originale ed emotivo.
Era quasi inevitabile che una giuria costituita chiamando dei numeri a capocchia e chiedendo "lei ascolta musica? compra almeno un disco l'anno? è in una fascia di età compresa tra i 14 e i 99 anni?" avrebbe partorito un risultato simile. Sono disposto a scommettere che una buona metà dei votanti abbia abbassato il voto del gruppo dopo la seconda esibizione perchè palesemente scocciata dal fatto di dover scrivere un'altra volta un numero da uno a dieci su una scheda. Ma qualcuno non ci sta. Nemmeno Bonolis che quando ha visto il risultato della giuria demoscopica era così incredulo da non volere annunciare l'eliminazione del gruppo leccese.
Si consolino, Giuliano e soci. La loro canzone è l'unica che ascolteremo per radio senza sentire l'urgenza di toccare la manopola del sintonizzatore per cambiare frequenza.
NOTA CONCLUSIVA: Non ho mai visto Bonolis tanto incazzato quanto nei venti minuti finali in cui, complice un ritardo nei risultati, Paolino ha dato il peggio di sè. La sua dialettica torrenziale ha rivelato qualche limite e, soprattutto, la sua capacità di improvvisazione ci ha fatto rimpiangere perfino Baudo che ballava il tango con Claudia Koll. Duettare con Del Noce e Giletti non è di quelle cose da indicare sul proprio curriculum.
Ma dov'è Mike Tyson quando ce n'è DAVVERO bisogno?
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Inserito da: DaDo Minervini giovedì 3 marzo 2005 | Commenti
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BANALIS |
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Dado, su Sanremo ti stai immolando
con uno spirito di sacrificio che si sublima in estasi, come per certe sante del pantheon cattolico, e dunque mi tengo rispettosamente in disparte (anche perché non lo posso vedere: "parabola" mi fa pensare ai Vangeli). Volevo solo fare una prevedibile considerazione da expat: in quanto autobiografia della nostra cultura popolare, Sanremo è un sintomo più grave di quanto si pensi. Punto. Lascio volentieri la parola al genio di Ennio Flaiano che così si esprimeva già una trentina di anni fa: «Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato». permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 2 marzo 2005 | Commenti
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l'ultima dose (letale?) |
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Marcella Bella "Uomo Bastardo" 4
Rilanciata dai recenti successi (nel '04 si è candidata col suo vero nome, Giuseppa Marcella, alle elezioni europee con la lista di Alleanza Nazionale), Marcella porta sul palco un evergreen: il dramma della donna cornuta lasciata da lui per una più giovane. La canzone suona subito familiare, ma dopo un po' ne comprendi la vera ragione: suo fratello l'aveva già scritta e pubblicata qualche anno fa per Celentano, con un titolo leggermente diverso: "Gelosia". Nota stilistica: la signora Bella (poverina, l'hanno già messa tra le vecchie glorie) ha indossato un provocante completino con il titolo del pezzo scritto in caratteri dorati sul didietro. A lume di naso, ci stava tutta la prima strofa...
Paolo Meneguzzi "Non Capiva che l'amavo" 5
No, davvero...questo è il pezzo nuovo? Non sono ancora riuscito a trovare sostanziali differenze tra due qualsiasi dei pezzi del repertorio di Paolo Meneguzzi. Stessa melodia, stessa struttura, stesso ritmo. Poi arrivano i ballerini e lui si rende conto che non è così necessario cantare.
P.S. Parlando in un'intervista, ieri sera, sul caso-scommesse, Paolo si era lasciato sfuggire uno "Speriamo che stasera si torni a parlare di musica". Non ti conviene, a Paolè...
Nicky Nicolai & Stefano Di Battista Jazz Quartet "Che Mistero è l'amore" 6
Forse suonerà irriverente, ma hanno fatto la stessa fine di Dj Francesco. Anche in questo caso la soluzione di creare una band per inserirli in una categoria diversa da quella naturale è stata una forzatura. Ma in fondo la brava Nicky, fino a ieri sconosciuta ai più, non aveva titoli per togliere il posto tra le donne in gara, chessò, a una Anna Tatangelo. E il gruppo era troppo bravo e avanti con gli anni per finire tra i giovani. Per quanto riguarda il pezzo, nulla da dire: ben interpretato, ben arrangiato, con un'ottima prova di Stefano di Battista, che infila poche note virtuose sull'impianto del pezzo dando, allo stesso, un senso. Di Jazz ce n'è poco, di melodia decisamente troppa. Un pezzo pleistocenico. Del tutto in linea con l'età media delle canzoni di questo festival.
Franco Califano "Non Escludo il ritorno" 5,5
Le prime note di piano, così Zampaglionesche da fare pensare a una outtake di "In Continuo movimento", creano subito l'atmosfera. Poi arriva la voce di Franco, che semplicemente non canta, ma lascia andare le parole a un ritmmo (e un'intonazione) che risiedono nella sua testa. Nel pezzo il califfo interpreta sè stesso, parlando di un'amore di mezza età, malinconico e senza stimoli ("ma ti ricordi quando eravamo giovani..."). Un consiglio: Coi diritti su questo pezzo, ci compri qualche container di Viagra e tutto si rimetterà a posto.
Più passa il tempo più il califfo diventa la controfigura di Flavio Briatore. Il che non rappresenta esattamente un complimento...
Velvet "Dovevo dirti molte cose" 6,5
L'inizio sarebbe buono, un'energico "attacco" rock, un po' chiassoso ma efficace. MA anche loro si ammosciano all'inizio della strofa. Pier è emozionato e all'inizio stona... in fondo a lui nessuno chiede il belcanto ma almeno una buona dose di energia. E sul finale il pezzo cresce, nonostante i nefasti violini (quante volte ancora dovremo dirlo: le orchestre sono la rovina del rock) con atmosfere che ricordano (molto alla lontana) i pezzi più pacati dei Muse e dei primi Radiohead. Sembra quasi che il pezzo possa uscire dagli schemi del "manuale della canzone sanremese". Ma i Velvet ce la ricacciano dentro con l'ultima parola del brano, un urlo che chiude il pezzo come meglio (o peggio) non si potrebbe: "Amoreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!"
Marina Rei "Fammi Entrare" 6
dopo Zampaglione entra in scena come autore il suo nemico Sinigallia, firmando un pezzo per Marina Rei (dio, quanto sta invecchiando male...). L'inizio del pezzo, con un arrangiamento minimale voce+piano+elettronica, fa pensare ai Delgados. Poi il pezzo si arrabbia, risultando il più energico della serata ma risultando un po' troppo confuso negli arrangiamenti. Indubbiamente su disco avrà una resa migliore e sicuramente più radiofonica. Geniale il posizionamento strategico del pezzo, all'una meno venti, come ultimo in scaletta. Un risveglio traumatico per il 98% del pubblico, che si era già abbioccato davanti al video all'altezza della terza cnzone e non si era più ridestato.
NOTA FINALE: così, al primo ascolto, è il festival più noioso e antico che io ricordi. E oggi scendono in campo i "giovani". Siate pronti al peggio.
Oggi mi disintossico con i Godspeed You Black Emperor!
E la prossima volta, giuro, torno a parlare di musica.
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Inserito da: DaDo Minervini mercoledì 2 marzo 2005 | Commenti
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quarta dose. e per stasera basta. |
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Le Vibrazioni "Ovunque andrò" 5
Hanno delle camicie che nemmeno i New Trolls. Portano in scena un sound fine anni '60 che nemmeno i New Trolls. E, come i Timoria qualche anno fa, fanno la ca**ata di portare al festival una canzone che sembra dei New Trolls. Il pezzo si risolleva nella seconda parte, ma la prima parte è un mezzo pianto. C'era grande aspettativa attorno a Le Vibrazioni. E si temeva un errore: che portassero a Sanremo una canzone "sanremese". L'hanno fatto.
Francesco Renga "Angelo" 6--
L'inizio "epico" del pezzo fa ben sperare. Di solito a Francesco riescono bene i pezzi pop-melodrammatici. La scrittura del brano è irregolare,' "slegata" tra ritornello e strofa. Sembra scritta da Brian May durante una crisi di ispirazione. Meglio: sembra scritta da Brian May in un giorno qualsiasi degli ultimi 25 anni circa. Alla fine del brano si ha la sensazione che il pezzo sia troppo difficile per rapprendersi nella memoria. Però, a lume di naso, pare che questo brano meriti il riascolto. Una sola domanda. Ma chi lo ha vestito?
Antonella Ruggiero "Echi d'infinito" 6,5
Non è facile salire su un palco e cantare dopo una notizia tragica come quella della morte di Alberto Castagna. Sarà la suggestione del momento, ma il brano prende quota lievemente e sfiora il sublime nel ritornello. La butto lì...potrebbe vincere. O piazzarsi comunque tra i primissimi.
Marco Masini "Nel Mondo Dei Sogni" 5
Il fischio morriconiano all'inizio è evitabile. Anche il resto del pezzo, in effetti. Gli è andata bene l'anno scorso. Quest'anno ha degli avversari. Sarà più difficile ripetersi. P.S. : il brano ricorda un pezzo di Phil Collins. Qualcuno mi ricorda quale?
Anna Tatangelo "Ragazza Di Periferia" 3
Non bastava una Pausini? Anzi, era pure troppo, per quanto ne so... A parte gli scherzi: questo brano è emblematico della pochezza della musica di Sanremo. Posso tollerare tutto, ma un ritornello incentrato sugli SMS lasciati dal lui "ragazzo di città" che si è strombazzato la "ragazza di periferia" e poi la lascia, sedotta e abbandonata all'oratorio è troppo. Davvero troppo. Tra l'altro, complimenti al paroliere che parla di sms come farebbe un mio trisavolo: "cosa resterà di tutte quelle frasi sul telefono". Cancellale, no?
Premio per il coraggio al verso: "Siamo noi la vita che fa vivere nel cuore questo amore incancellabile"
Peppino Di Capri "La Panchina" Non Giudicabile.
Ma l'Enpals non passa davvero un ca**o di pensione? Stringe il cuore, vedere gente così anziana costretta a cantare ancora... Un brano triste, amlinconico, vagamente autobiografico.
POST SCRIPTUM: Le pagelle degli altri pezzi li leggerete domani su questo blog. Massimo Cotto Permettendo.
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Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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Terza dose ridotta |
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Alexia "Da Grande" 6
Quando Alexia comincia con un incedere lento sai già che dopo 16 battute il pezzo si trasformerà in qualcosa di ballabile. Il pezzo è simile a uno dei brani-feticcio di quella spaghetti house che a inizio '90 aveva la sua dignità (e spopolava nel mondo): "Think About The Way" di Ice MC. E la vocina che cantava era quella di Alexia "da piccola". La canzoncina va avanti senza particolari idee e con meno grinta del solito. In mezzo al pubblico alcuni spettatori tra i più vivaci hanno finalmente spento l'amplifon. E' già qualcosa.
Gigi D'Alessio "L'amore che non c'è" 4
Le prime due linee della melodia sembrano quelle della mitica "Paradise", colonna sonora dei primi sogni erotici di molti coetanei di Gigi.
Nella strofa c'è un tentativo di plagio nientepopòdimeno che di Sting...la strofa ricorda "Shape Of My Heart". Il ritornello invece, ricorda Gigi D'Alessio. E questo, nell'economia della canzone, non è sicuramente positivo... Poi però l'ascolti meglio e ti accorgi che è la stessa strofa de "Le Persone Inutili", che a Sanremo aveva vinto qualche anno fa. Non a caso Gigi è il favorito. (qui c'è una battuta, ma la scrivo sottovoce...)
RIFLESSIONE A MARGINE: Di tutti quelli a cui poteva rompersi il microfono, doveva succedere proprio a Bublè?
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Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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Seconda somministrazione |
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Nicola Arigliano "Colpevole" 6
Pasquale ha una novantina d'anni. E una voce sinceramente emozionante e miracolosamente intonata. Lo diranno in tanti, ma sembra uno dei più giovani tra i partecipanti del Festival. Ed è sicuramente il più simpatico... Esegue una canzone sostanzialmente ordinaria (tra gli autori ci sono due figuri autori, qualche anno fa, del grande hit "Vu Cumprà El Mix"). Avrebbe potuto divertirsi di più, ma hanno fatto di tutto per farlo sembrare vecchio come un Cammariere qualsiasi. Un premio alla memoria vivente.
Dj Francesco Band "Francesca" 4,5
Premetto: quest'idea di mettere in piedi una band fittizia è una truffa tipicamente italiana. Siccome non ce lo volevano tra gli "uomini" ma lui doveva partecipare PER FORZA, gli hanno messo insieme una band. La canzone è un'innocua Vascata, ovvero un midtempo rock acustico sostanzialmente banale che si può reggere solo con un interprete carismatico.E quindi il povero Francesco non può che affidarsi a una tastierina che potrà diventare una delle suonerie più scaricate dei prossimi mesi.
Però, per una volta, non fa la parte del deficiente. E, conoscendo Francesco, ci sarà rimasto pure maluccio...
Toto Cutugno e Annalisa Minetti "Come noi nessuno al mondo" 2
Ma "Ti Lascerò" non l'avevano già fatta 16 anni fa, al festival? Mi sa che aveva addirittura vinto. E pure "Gli uomini non cambiano", non l'aveva cantata la Martini? Mi sa che era successo proprio qui. E soprattutto, "Emozioni"... non l'aveva fatta proprio Cutugno, qui a Sanremo? Forse se n'è già dimenticato. Ma crediamo nella buona fede di Toto. E in un principio di calo della memoria. Fenomeno tipicamente senile.
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Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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Prima razione di sonnifero |
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Umberto Tozzi "Le Parole" 4
Il cantante che rese celebre nel mondo "Gloria" (no, non è Van Morrison) è pettinato come un omino playmobil. Giubbino di pelle su maglietta bianca: sembra un ragazzo di 85 anni. Vorrei parlare anche della canzone, ma mi risulta difficile... Non escludo che il brano possa essere ricordato da qualcuno. Ma per ragioni che sinceramente ignoro. Di solito si dice che una canzone meriti almeno un riascolto. Credo che farò un eccezione.
Paola E Chiara "A modo mio" 5,5
Una specie di soul ballad. Ma proprio una specie. La prima cosa che viene in mente ascoltandola è Beautiful di Christina Aguilera. Però queste sono le sorelline Iezzi. E alla canzone non ci fai poi tanto caso. E ti deludono: uno sta lì che aspetta che a un certo punto le due sorelline mostrino una tetta, limonino un po'... niente da fare.
N.B.: La mora è più figa, ma è intonata come una lavastoviglie guasta. E sul palco ha la stessa disinvoltura.
Matia Bazar "Grido D'amore" 3
Due anni fa vinsero con "Messaggio D'amore". Evidentemente, vista l'età del loro pubblico, hanno dovuto alzare la voce per essere ascoltati. Il pezzo comincia che sembra un plagio di "Una Lacrima sul Viso" ma poi, invece è un plagio ancora più spudorato... CRYING IN THE CHAPEL di ELVIS PRESLEY!!!. Perchè sforzarsi di plagiare una canzone che nessuno conosce, quando se ne può scegliere una vecchia di quasi quarant'anni e conosciuta da tutto il mondo.
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Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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Comincia il festival... |
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Primi appunti dal mio bloc notes.
Si comincia. Bella idea, quella di suonare l'inno nazionale con una chitarra distorta. Originale, più che altro.
L'introduzione del festival è affidata ai giovani * che si esibiscono in un medley. Un tributo all'importanza di questo festival per la diffusione della nostra canzone, suppongo.
E infatti c'è "Un'Avventura" di Battisti, "Il Pescatore" di De Andrè e "Mi Sono innamorato di te".
E solo la prima è passata da Sanremo. Ignorata, ovviamente.
Bonolis indossa lo stesso smoking con cui fu sepolto Dean Martin. Ma fa battute un po' più vecchie. Però è bravo e indovina i congiuntivi.
L'abito della Clerici, invece, lo hanno fatto i maestri cartapestai di Viareggio. Il bustino è fatto con la stagnola recuperata dalle triglie al cartoccio della prova del cuoco.
La Felini è una bella figliola. Sembra simpatica. Quanto un parchimetro.
* ricordate i loro volti...fra tre settimane potreste incontrarli al supermercato e chiedervi chi ca**o siano e perchè abbiano quello sguardo così depresso |
Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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Gruppo d'ascolto individuale |
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Niente scuse: io stasera sto a casa e guardo il festival.
Mi piazzo sulla poltrona della cucina, davanti al vecchio 25 pollici Saba classe 1982 riesumato per l'occasione (purtroppo di Grundig bianco e nero a due canali non ne fabbricano più). Ovviamente mono (ascoltare Toto Cutugno in stereofonia sarebbe un inutile spreco di tecnologia).
Luce spenta, birra gelata sulla destra, telecomando sulla sinistra. Se non fosse per il portatile sulle ginocchia, dovrei aspettarmi da un momento all'altro l'incombente sagoma di Pina Fantozzi alle mie spalle (con l'impagabile sguardo tra lo stolido e l'agghiacciato dell'interprete originale, con buona pace della pur brava "seconda Pina" Milena Vukotic).
Lo ammetto, non ho nemmeno la scusa di essere invalidato da qualche malattia inguaribile. La verità è che per me, la "prima" del festival è un rituale imperdibile.
Mettiamola così: mi concedo un giorno all'anno per toccare gli abissi del mio cinismo (o del mio masochismo) e per prendere davvero sul serio la mia professione. Così come si prende sul serio una patologia rara, per intenderci.
Mi armo di taccuino e di una copia di Sorrisiecanzoni (tra l'altro questa settimana era in edicola con "Let It Bleed" a 5 euri e 70...non comprarlo sarebbe stato un delitto) e comincio a scrivere i miei appunti.
Devo ammetterlo: è impresa titanica, quella di intrappolare in un foglietto di block notes tutte le rime baciate, i plagi sfacciati, le stecche memorabili, i tentativi patetici di uscire dall'anonimato di qualche giovane così vecchio da sembrare uscito miracolosamente vivo da qualche freezer della riviera ligure in cui era stato rinchiuso nel 1964 (l'anno in cui vinse la trasgressiva "Non Ho L'età": roba da fare impallidire la prima Britney Spears, al confronto).
Ma dopo 364 giorni di ascolti analitici, di recensioni scritte in spocchioso "critichese", di attente valutazioni battuta-per-battuta,
credo di avere il diritto di divertirmi anche io!
Insomma, io stasera lo guardo, il Festival. E non me ne perdo un'inquadratura. Così come faccio dal 1978. Quando sul palco salì Rino Gaetano con una chitarrina giocattolo e un cappello a cilindro mezzo sfondato per cantare di Gianna che non perdeva neanche un minuto per fare l'amore.
E non è nemmeno questa, la peggiore delle notizie. Perchè questa "prima" ho intenzione di commentarla in diretta blogghesca per voialtri, poveri sventurati. Farò le pagelle, in tempo reale. Ovviamente con la giusta dose di disincanto nelle mie parole e una dose forse già eccessiva di birra in circolo.
Saranno graditi, anzi fondamentali, i commenti dei visitatori. Ma qualora nessuno avesse nulla da dire non me ne farò un cruccio. Molto probabilmente, stasera, la maggior parte di voi avrà di meglio da fare. Che so... magari farà sesso con il/la partner, magari andrà al cinema per vedere Shark's Tale, magari sarà a cena dai suoceri, magari starà pianificando il suo suicidio. Comunque, a tutti, buona serata. Mettete l'abito buono. Perchè Sanremo è Sanremo. Ma d'altronde pure Isernia è Isernia. E non mi pare che Poggibonsi non sia Poggibonsi. (ok, come finale è deboluccio, ma cosa pretendete da uno che ha scelto di passare una serata con Peppino di Capri e Dj Francesco?)
PS: Domani potrei ritrovarmi iscritto alle liste di disoccupazione. O, nell'ipotesi più clemente, "qualcuno" potrebbe privarmi di userid e password per inserire post in questo blog. Vi ringrazio per avermi dedicato questi tre minuti di attenzione. Non vi biasimerò se mi dimenticherete subito dopo. Il mio destino sarà legato a doppio filo con quello della maggior parte delle canzoni di cui parlerò stasera.
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Inserito da: DaDo Minervini martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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RISONANZA |
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Resonance.
molto semplicemente, la migliore radio del brit (non cat)-etere. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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POP JEWELS |
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due pezzi che sgranano il chakra della gioia e aiutano ad accettare che esistano il lunedì, bondi, calderoli, previti e dj francesco: Myrrh e Tristesse dei Church, album Heyday, anno 1986. non altrettanto il resto dell'album, mica è sgt. pepper... don't try this at home (i capelli). permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 1 marzo 2005 | Commenti
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