FACCIAMO UN GIOCO

FACCIAMO UN GIOCO

Bella secchi. (Adesso comincio tutti i post con questa formula romana dei tempi del liceo.) C'è una band di losers totali che adoro. Ne ho già parlato in passato di sfuggita ma in questo periodo sono sotto l'effetto di un loro pezzo che ascolto con continuità preoccupante (anche se mai due volte di seguito: non ascoltate mai un brano due volte di seguito: al secondo ascolto la sua luce sarà già più opaca e, via via, finirà per perdere completamente la sua aura, riducendosi a quello che è: una canzonetta).

Orbene dicebamus: questa band, i Chameleons, sono una delle tante post-punk band inghiottite dall'oblio Eighties, sebbene avessero una grande qualità: il cuore. Un lirismo a volte naive, spesso impacciati nella scrittura, eppure una passione e soprattutto un paio di chitarre su cui sicuramente gente come Interpol ha fatto un paio di seminari. La voce solista è fin troppo floreale, come andava all'epoca ma, anche questa, animata dal sincero desiderio di commuovere.

Non avrei mai pensato di dover annoverare la sincerità tra le qualità di un brano musicale o le intenzioni di una band. E invece è diventata maledettamente necessaria, sempre che non vogliamo cingerci il capo con la corona di merda del cinismo, così piena di mosche. E siccome Steve Jobs questo pezzo dei Chameleons non ve lo vende, ve lo regalo io: mandatemi una mail con "Perfume Garden" nel titolo se lo volete ascoltare, e io vi indirizzerò da qualche parte dove potrete scaricarvelo per una settimana, senza intasarvi il server della posta. Fidatevi: è uno dei best kept secrets di quella decade gaglioffa.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 28 febbraio 2006 | Commenti


HOSANNAS FROM THE BASEMENTS OF HELL

HOSANNAS FROM THE BASEMENTS OF HELL

Stanotte ho fatto sogni apocalittici. Ero in Umbria, luogo mio d'elezione per enne motivi, e ordigni similatomici cadevano lontano all'orizzonte, devastando la quiete bucolica del paesaggio. Uno di questi, inesploso, precipitava a pochi metri da me, in aperta campagna. Mi avvicinavo col cuore in gola ad esaminarlo. Iniziava un angosciante dipanarsi delle ore, sempre nel terrore che la cosa esplodesse, impossibilitato, per qualche oscura ragione, ad allontanarmene.

Sta per uscire il nuovo Killing Joke (3 Aprile). Che mi è appena arrivato e sta mettendo scompiglio nel mattino della stanza, solitamente abitato da Bach, Brahms, quelli là insomma. Jaz mi aveva detto che non sarebbe stato un disco politico. E in effetti non contiene le splendide invettive agit-prop di Killing Joke (2003).

Il disco ricorda Pandemonium come produzione e il terzo pezzo, che sto ascoltando in questo preciso istante, ripercorre gli itinerari di Jaz attraverso la musica araba. I testi sono una riflessione sulla meravigliosa sofferenza dell'essere vivi. Jaz non ha perso la sua intelligenza lirica, le sua urla luciferine ("il suono della terra che vomita") contrastano in modo sempre più attraente con l'acume delle parole. Rimane l'uomo più colto e intelligente che io abbia mai incontrato nell'ambiente. Scriverò più diffusamente di questo disco appena l'avrò digerito meglio.

Intanto, un paio di aristocratici fingers up a chi pensa che i KJ non abbiano più nulla da dire.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 28 febbraio 2006 | Commenti


Le ricorrenze non mi hanno mai interessato, anche perché ho una patologica incapacità di ricordarmene. Prova ne sia il fatto che giorni fa questo blog ha compiuto un anno e me ne sono reso conto solo adesso. Mi sono riletto il post inaugurale scritto un anno fa e mi ci sono ritrovato abbastanza: evidentemente così a perdere proprio non era.

Ne approfitto solamente per ringraziare ancora una volta il weblord Fabrizio Galassi, per avermi spiegato cos'era un blog e perché l'umanità ne aveva imprescindibile bisogno.
E senza il quale le mie fesserie non galleggerebbero nella rete, a perenne memento della mia inanità.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 27 febbraio 2006 | Commenti


ROCK E DEVIANZA

ROCK E DEVIANZA

Punk, post punk e addirittura il pop sembrano sono ultimamente nel mirino delle istituzioni di mezzo mondo, coercitive e non. Da Henry Rollins a Morrissey passando per George Michael, la barriera che divide la legalità dall’entertainment si fa sempre meno invisibile.

Rollins si trovava su un volo dalla Nuova Zelanda all’Australia leggendo un best seller Jihad: The Rise of Militant Islam In Central Asia di Ahmed Rashid. Il suo vicino è rimasto turbato dalle letture del taurino Henry e ha fatto rapporto al pilota. Dopo qualche tempo le autorità anti terrorismo australiane hanno contattato l’ex frontman dei Black Flag denominandolo “person of interest”. Il poliedrico e testosteronico Henry, un idolo dei miei mid-twenties grazie al quale ho interrotto pratiche psicotrope moderatamente lesive del mio equilibrio neurovegetativo (vederlo al Flog di Firenze nel ’92 nel tour di The End of Silence, uno dei massimi album “estremi” di quella decade fu un’esperienza esaltante: davanti avevo un’autentica part animal part machine, posseduta da una carica primigenia simile ai proto-sapiens di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick) non è tipo da linguaggio sottile e così ha risposto alla mail del governo australiano: «Please tell your Government and everyone in your office to go fuck themselves. Baghdad's safer than my hometown and your PM is a sissy» Credenziali macho-omofobiche a parte, Green Day prendete appunti. Rollins è personaggio controverso e interessante. Nei suoi spoken-word shows parla apertamente contro Bush e la guerra, allo stesso tempo ha fatto una quantità di shows per i soldati americani in Iraq. Henry voglio intervistarti, basta che non mi metti le mani addosso.

Quegli adorabili cialtroni dei Pistols hanno appena mandato a defecare la Rock ‘n’ Roll Hall of Fame, risibile ma blasonata istituzione che sancisce la monumentalità del lavoro di rockstar agée consegnandole alla mummificazione. Con una spassosa e sgrammaticata lettera alla direzione la band ha rifiutato l’abbraccio mortale dell’invito alla cerimonia di beatificazione il prossimo 13 marzo. “We’re not your monkeys” è una delle ragioni addotte dalla band, che non ha tutti i torti visto che la loro elezione, come quella di molti altri artisti “scomodi”, arriva con enorme ritardo. Altri prescelti nel mausoleo sono Black Sabbath, Blondie, Miles Davis (!), Lynyrd Skynyrd, Herb Alpert & Jerry Moss. Ragazzi, ben fatto, Malcolm sarà ancora una volta fiero di voi.

Steven Patrick Morrissey, icona di legioni di adolescenti dalla lacrima facile e frontman dell’ultima band inglese di un qualche rilievo, a volte non rilascia dichiarazioni onorevoli della sua intelligenza: recentemente ha infatti detto che quei lobotomizzati dell’Animal Rights Movement, pischelli a rota di ideologia che credono che i mali della terra si esauriscano nelle sofferenze di pur amabili bestiole (lo dico da vegetariano per motivi etici) e che ricorrono ad azioni violente per propagandare i propri altrimenti nobili motivi aggredendo persone e distruggendo cose, hanno ragione ad usare la violenza in quanto “unica extrema ratio disponibile”. Corroborato da simili fesserie, non c'è da sorprendersi che il controllo sociale tenga le orecchie assai dritte quando parlano le popstar. E quando Moz ha espresso un discutibile, provocatorio ma anche lapalissiano giudizio definendo Bush un terrorista e Blair il suo lacché, si è visto interrogare dall’FBI e dallo Special Branch. Moz, il nuovo album è comunque ottimo, non hai bisogno di spingerlo con questi piccoli stunt polemici.

Per chiudere, una storia di ieri molto più ordinaria e frivola, come ci si aspetterebbe dai “soliti” personaggi del pop e del rock: il divo/la diva che si ammazzano lentamente in pubblico e sotto il crepitio dei flash. L’ultimo è Georgios Kyriacos Panayiotou, aka George Michael, il quale è stato trovato l’altra notte col capo reclinato sul volante della sua auto in piena notte a Hyde Park Corner e portato nella vicina stazione di polizia, in stato di evidente stupefazione. Speriamo sia stata solo una notte brava e nulla di più. George miobbello, c’hai quarantadue anni.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 27 febbraio 2006 | Commenti


INFLUENZE

INFLUENZE

Vedi Pete che succede a flirtare con quel mondo? Succede che ci caschi dentro e che alla fine non riesci nemmeno a dissuadere te stesso del fatto che ci sei voluto cascare dentro. E adesso succede pure che devi fare la fatica di smentire il fatto che gente famosa perché è famosa ti citi, cercando di coinvolgerti nel proprio goffo progetto di legittimazione e propagazione della propria fama.

Diventare la musa dell'indiscussa vestale del glossy-cretinismo, Paris Hilton: a questo siamo. Ma sicuramente qualcuno è già pronto a squarciare la fastidiosa nube elitaria nella quale ci ostiniamo a brancolare, proclamando magari che Paris Hilton è non solo intelligente (come Shakira), ma pure brava (come Shakira). La cultura di massa shakirata è un cocktail che non bevo, sorry.

Bravo Pete. Ora, oltre a esserti guadagnato la menzione nella autobiografia che stanno scrivendo a Kate Moss, sei anche moralmente correo nel disco di... Paris Hilton. Chapeau.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 22 febbraio 2006 | Commenti


CALDEROLI

CALDEROLI

Mi riallaccio in ritardo alle ultime catastrofiche prodezze perpetrate in burlesconia dagli odontoministri del cavaliere, scusandomi per la scarsa tempestività.

Propongo un semplice, nonviolento e multiculturale provvedimento per placare l'impetuoso geyser di fesserie profferite dal suddetto: MURATELO VIVO nella Biblioteca di Alessandria, nella sala dei Codici che contengono Aristotele tradotto da al-Kindi.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 21 febbraio 2006 | Commenti


MIOU MIOU

MIOU MIOU

Tuttineparlano, tuttiliamano. La band preferita di Bono Vox, la band preferita di Michael Stipe, J Mascis addirittura canta un pezzo nel loro album. Anche Elvis e Lennon da lassù (o da laggiù) fanno sapere che approvano.

Li ho visti un paio di settimane fa allo Sheperd's Bush Empire. I danesi Mew sono la conferma che gli Aha, oltre a minare il senso critico di Chris Martin (non nuovo a glorificazioni smodate di colleghi presenti e passati), hanno lasciato un'impronta nella Mtv generation oltre le più nefaste nostre previsioni. Per fortuna i loro testi non parlano di religioni monoteiste.

Finora mi pare la band che istiga i paragoni e le interpretazioni più lusinghiere e audaci, con Mogwai, Elliott Smith, Arcade Fire, tutti gettati nel calderone della loro possibile genealogia. Quel che è abbastanza certo e volentieri ammissibile è che i loro pezzi abbiano un retrogusto accattivante.

Ma chi si ricorda la band Lush dei primi novanta troverà la chiave di lettura dello stile del cantante solista, senza troppo bisogno di disturbare altri dormienti nel pantheon del rock alternativo degli ultimi vent'anni.

Sbaglierò, ma mi pare proprio lui il malleolo di Ettore dei danesi, soprattutto dal vivo. E comunque la rece va su aprile, of coarse.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 20 febbraio 2006 | Commenti


A SPOONFUL WEIGHS A TON

A SPOONFUL WEIGHS A TON

Wayne Coyne, oltre ad essere il cantante dei Flaming Lips, una delle più anomale alternoband americane degli ultimi anni (per la loro capacità di essere simultaneamente non commerciali e di appartenere alla scuderia Warner), è un gentiluomo col quale ho avuto il piacere di fare una chiacchiera venerdì scorso.

Il contenuto di detta chiacchiera esce nel prossimo numero di RS (aprile). Per adesso posso anticiparvi che il primo (e finora unico: tanto è finito online lo stesso) ascolto del nuovo album At War With The Mystics mi ha fatto un'ottima impressione, anche grazie alla riscoperta evidente della chitarra e di vaghe sonorità prog-rock. E' sempre ricco dei testi simbolico/sognanti/graziosamente strampalati che sono ormai un trademark di Coyne, ma con un occhio stavolta alle tensioni culturali, politiche e religiose che affliggono il mondo.

La scorsa settimana, in occasione dei Brit Awards (un'edizione fantastica, con Paris Hilton che premiava un album intitolato American Idiot), Coyne ha a sua volta rivolto coram populo il suddetto appellativo all'indirizzo del suo presidente. Il patriottismo, a volte, assume forme inaspettate.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 20 febbraio 2006 | Commenti


TEUTONE TITANO

TEUTONE TITANO

Ieri sera ho visto Grizzly Man di Werner Herzog. Era quasi un mese che aspettavo. Amo Herzog per la sua "extracinematograficità". Per me rappresenta l'attualizzazione di quel filo della filosofia idealistica tedesca che dalla follia del pensiero di Schelling arriva a quella di Nietzsche: una incapacità, tutta teutonica, di vedere nell'arte il limite, l'ironia, l'insegnamento del paradosso. E il conseguente titanismo, a volte persino goffo, che ne scaturisce. Ultraromantico.

Herzog è un cinearca assoluto e totalitario che getta uno sguardo sulla natura matrigna e impassibile mettendosi completamente in gioco (e spesso mettendo a repentaglio la vita altrui). Non sorprende che si sia innnamorato della vicenda tragicomica di Timothy Treadwell, un personaggio deraciné americano, attore fallito, ex alcolista, che aveva dato un senso alla sua vita ed era riuscito a smettere di bere grazie a una folle prossimità con i Grizzly di una riserva in Alaska.

Finché questi, al decimo anno circa della sua permanenza stagionale, dopo essersi fatti riprendere nel girato più incredibile e bello che nessun naturalista/etologo dotato di un minimo di senno avrebbe mai osato tentare, non hanno deciso di porre fine a questo sodalizio innaturale, divorandolo. C'è tutto Herzog in questo documentario: il limite impassibile dell'identificazione uomo-natura, la follia sorretta da una volontà disperata di una chimera coltivata tutta una vita, l'esasperazione, la solitudine, lo sbigottimento della solitudine nella natura, la ferocia selvaggia, la morte. E la voce narrante, con il suo inglese scolpito nel granito tedesco, che da' al tutto una gravitas ulteriore.

Herzog racconta la follia patetica di un uomo che voleva identificarsi con gli animali in reazione a una sua esclusione dall'umano consesso e che ha pagato (assieme alla sua sventurata compagna) la propria fiducia in degli esseri imperturbabilmente alieni dal suo spirito con la vita. Bislacca follia di Treadwell: una figura un po' Don Chisciotte, un po' Faust, un po' Falstaff, come emerge dagli innumerevoli take che prendeva di se, nemmeno fosse un reporter su una crime scene americana, con metodica precisione.

Di lui e della compagna sono rimaste solo poche ossa. Tutto il resto era nello stomaco dell'orso. La videocamera durante l'attacco fatale era rimasta accesa, ma col copriobiettivo. Resta la registrazione audio: una diecina di minuti atroci che Herzog non include nel film, che documentano il fiero pasto, la fine mostruosa di questo povero sciagurato sognatore.
Ho ancora i brividi.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi venerdì 17 febbraio 2006 | Commenti


BRIT AWARDS 06

BRIT AWARDS 06

British Male Solo Artist: James Blunt
British Female Solo Artist: KT Tunstall
British Group: Kaiser Chiefs
British Album: Coldplay - X&Y
British Single: Coldplay - Speed Of Sound
British Breakthrough Act: Arctic Monkeys
British Urban Act: Lemar
British Rock Act: Kaiser Chiefs
British Live Act: Kaiser Chiefs
Pop Act: James Blunt
International Male Solo Artist: Kanye West
International Female Solo Artist: Madonna
International Group: Green Day
International Album: Green Day - American Idiot
International Breakthrough Act: Jack Johnson
Outstanding Contribution To Music: Paul Weller

Non ho davvero granché da aggiungere. Non mi piace interferire nella politica interna
di uno stato sovrano. Uniche cose: I KC non li pervengo. Blunt, che eleva David Gray a uno status quasi Dylaniano, è un altro soldato che abusa di civili innocenti. Che i Coldplay vadano in vacanza è una buona notizia. Spero che Chris Martin si innamori, chessò, del death metal: il torpore che emana la sua musica avrebbe ispirato Sartre ad aggiungere un'appendice a La Nausea.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 16 febbraio 2006 | Commenti


CRAZY FROG WITH A BRAIN

CRAZY FROG WITH A BRAIN

Il fatto che i ringtones siano ormai un'inestirpabile malapianta, che non solo provoca l'orchite istantanea (come nel caso della ranocchia molesta) ma assorbe anche una cospicua fetta dei proventi del mercato discografico (alla faccia dell'hi-fi esoterico), e il fatto che l'Italia viva una delle più appassionanti e ideologicamente ispirate campagne elettorali dalla fondazione della Repubblica a oggi, mi suscitano il seguente quesito: esistono dei ringtones "politici", come quelli in voga recentemente in USA, che denunciavano la cialtroneria di George W. nella katrinastrofe? Ditemi che non sono stati già monopolizzati dal burlescofronte per stigmatizzare l'eloquio adrenalinico del rivale, il sordido servo del Komintern!

Quale imperdibile occasione, vista la fase particolarmente acuta di glossolalia: produrne centinaia, che inanellino le perle finora pronunciate. E cominciare a sentire queste spassosissime creazioni verbali in autobus, in treno, nei negozi...

Aaahhh... il risveglio di una nazione.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 15 febbraio 2006 | Commenti


HO GIA' PIANTO TUTTE LE MIE

HO GIA' PIANTO TUTTE LE MIE

lacrime.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 13 febbraio 2006 | Commenti


THE MIGHTY ROARS
Cargo
07/02/06

THE MIGHTY ROARS <br> Cargo <br> 07/02/06

No-bullshit punk rock, questo sono i Mighty Roars. Un power quartet che spinge il motore ai massimi regimi con precisione, riducendo al minimo i gas di scarico. Sebbene freschi di contratto con la One Little Indian (album tra pochi mesi), il quartetto angloneozelandoscandinavo ha un set che funziona a perfezione dal vivo.

Precisi, energici, privi del fastidioso atteggiamento "look at me, I'm a rockstar" di molti loro simili, ma con una sostanza musicale rara di questi tempi. La front-lady, Lara, è una pantera-peroxide che canta con sicurezza PJ Harveiana, ma altre referenze autorevoli potrebbero essere Kim Wilde, Chrissy Hynde, Joan Jett. Mi proclamo fondatore del loro Italian Fan Club.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi domenica 12 febbraio 2006 | Commenti


UNDER THE MILKY WAY

UNDER THE MILKY WAY

I Church hanno infilato qualche singolo di scintillante perfezione. Questo mi fa pensare a viaggi notturni in autostrada con i finestrini aperti. Non importa a che ora arrivi e quanto dura il viaggio, è fine estate, al tuo arrivo qualcuno ti aspetta. Stai andando in Umbria, o in Toscana. In Umbria.

Pare che il testo si riferisca all'ultima notte di Elvis da vivo. Che guida verso casa, ma non è importante. Udibile in Donnie Darko.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 9 febbraio 2006 | Commenti


SUSANNE E IL VECCHIONE

SUSANNE E IL VECCHIONE

La copertina dell'Hollywood Issue di Vanity Fair Usa ritrae il guest art director e già designer per Gucci Tom Ford concupire olfattivamente una Keira Knightley visibilmente a disagio che esibisce un fisico da aringa, mentre - sdraiata e ugualmente desnuda - Scarlet Johansson espone carni molli e bianche dal necrofilo turgore barocco.

La bava del maschio cacciatore sulle carni della giovane preda femmina è una consunta allegoria non solo di Hollywood, non solo del cinema, ma della vicenda umana. VF cerca di renderla artistica. Non ci riesce, nonostante Annie Liebowitz. Guercino è un'altra cosa.

PS. ultime grida razzistoidi da una savana caucasica inesorabilmente deforestata dal multiculturalismo.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 8 febbraio 2006 | Commenti


L'OPPIO DEI POPOLI

L'OPPIO DEI POPOLI

La furibonda reazione alle maledette (e scadenti) vignette esalta il peggio di noi (non che bruciare ambasciate sia un'attività particolarmente edificante). Se crediamo, ovviamente crediamo nel nostro (più bello, giusto ecc.) Se non crediamo, il nostro agnosticismo con la panza piena ci conferma che il loro esiste ancora meno (se non esiste il mio, mi spieghi come fa a esistere il tuo?).

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 8 febbraio 2006 | Commenti


CHE CARUCCI

CHE CARUCCI

La cosa che mi rende simpatici gli AM, nonostante faccia una fatica enorme a mettere il loro cd nel lettore e premere play, è quanto non siano equipaggiati per l'enorme esposizione mediatica che li attende, recalcitrino e addirittura la temano. Eccoli NON in un photoshoot nel Superstudio di Milano, lo scatto NON è di David Lachapelle, il Fashion Editor NON è Camilla Nickerson, l'Hair Stylist NON è Guido Palau. Perché, si nota?

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi martedì 7 febbraio 2006 | Commenti


APOLOGIA DI SØREN

APOLOGIA DI SØREN

«Mi scuso sentitamente per l'inanità dei miei connazionali.»

Søren Aabye Kierkegaard

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 6 febbraio 2006 | Commenti


STEREOLAB O BARBARIE

STEREOLAB O BARBARIE

Dicono che sono in ritardo con la Storia. Perchè marxisti. Ora, su questa cazzata dei ritardi e degli anticipi sulla storia, nemmeno fosse il treno da Fiumicino, mi toglierò presto dei sassolini filosofici dagli anfibi. E poi metterò le "i" sotto i puntini riguardo Karl.

Dicono che la loro formula di kraut, lounge, bossanova, chanson française è datata. I'm sorry, this is nonsense. Margerine Eclipse è uno dei loro migliori album in assoluto, nonostante la scomparsa di Mary Hansen. E fab four suture, che mi è arrivato stamattina, dando un senso al mio sabato in moviola (è una raccolta di singoli e B-sides disponibili individualmente da qui a marzo) conferma l'inizio di una seconda decade di creatività per l'unica band britannica che reinterpreta il passato senza leggere attentamente le istruzioni e le modalità d'uso.

Un gruppo la cui preoccupazione politica, la cui etica del lavoro, sebbene a volte iperftrofica, trovo personalmente ammirevole. Anch'io in ritardo con la Storia? A me (e a qualcuno immensamente più autorevole di me) pare invece che sia la storia a essere in ritardo (e nemmeno si scusa per il disagio arrecato). Presto una recensione di questo disco. E della voce di Lætitia Sadier, che denuncia le brutture di questo mondo con un mezzo sorriso, deliziandoci con la sua eleganza senza codice a barre.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi sabato 4 febbraio 2006 | Commenti


MONKEYS, ARCTIC

MONKEYS, ARCTIC

noun [C]
1 historical British band that made underground rock profitable:
That band had no deal, no promotion, no nothing: they became a sort of Arctic Monkeys, nonetheless

Caro indierlocutore,

Voglio picconare quest'idea che siccome non è stato promosso secondo la solita prassi, il disco dei ragazzi di Sheffield è la prova che la buona musica alla fine, come una vena carsica incontenibile, trova il suo sbocco nelle orecchie dei più. Per me è la riprova del fatto che il problema sono le orecchie dei più e che, per una volta, l'industria discografica non c'entra, nonostante, o forse proprio grazie, alla sua vampiresca sete di dividendi. Infatti gli AM non sono altro che l'espressione chiara dell'avvenuta trasformazione del mainstream in indie, corroborata dal fatto che ormai l'indie vende più del rock canonico, quello da arena per intenderci (su cui torneremo se ne avremo agio e voglia).

Gli AM sono ragazzi di provincia che suonano un guitar rock veloce e coeso. Hanno diciannove anni, e parlano ai diciannovenni. Soprattutto non hanno l'aria da art-school boys schiaffogena che hanno i Franz Ferdinand, quindi sono maggiormente immedesimabili dalle britplebi giovanili sottoistruite e prosciugatrici di giacimenti birriferi. Che erano orfane degli Oasis ormai da troppo tempo. Anche l'indie ha bisogno del proprio Mike Skinner, che gli racconti di quant'è rock'n'roll vomitare nel cesso di un bar perché si è tirata troppa cocaina, o delle schermaglie, avvistamenti e abboccamenti tra i due sessi nelle discoteche.

Non voglio nulla togliere al talento dei ragazzi di Sheffield, davanti al quale mi inchino, soprattutto quello lirico (sebbene qualche malalingua, forte dell'irrisorio IQ dimostrato in varie interviste dal presunto autore dei testi, abbia insinuato che glieli scrivano); ma non venirmi a sviolinare che è una rivincita della musica alternativa perché ti seppellisco con una risata. Evviva la corporate music.

Indiesincraticamente tuo, LC

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi venerdì 3 febbraio 2006 | Commenti


FOOD FOR THOUGHT

FOOD FOR THOUGHT

Leggere quest'articolo mi ha regalato un momento catartico. L'ha scritto l'unico autore italiano nella cui prosa il bagliore dell'intelligenza sembra libero dal guinzaglio dell'opinione (anche se ovviamente non lo è).

E la sua buffa teoria della retrolocomozione della storia e della cultura trova piena conferma nell'industria musicale, dove il mainstream si traveste da indie in un minuetto di repechage stilistico bidimensionale, bovino, boring.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 2 febbraio 2006 | Commenti


VINCENT VINCENT & THE VILLAINS

VINCENT VINCENT & THE VILLAINS

Visti ieri al Bar Academy di Islington. Sono un piccolo fenomeno (guarda, guarda) retro. Solo due singoli, album ancora in cantiere. Ho fatto in tempo a sentire gli ultimi cinque pezzi perché sono arrivato in ritardo, quindi non posso dire questa una recensione. Il territorio è Stray Cats ma con due chitarre e un basso elettrico. Fanno anche pensare al primo gruppo di Joe Strummer, i 101's e a un r'n'r, appunto, randagio e Fifties.

Mentre li guardavo pensavo alla grandezza dei Clash, al fatto che sul palco avessero tre carisma di proporzioni anticoegizie, uno dei quali l'uomo più cool della storia del punk, sulla cui immagine Hedi Slimane avrà passato notti insonni (con poco profitto, visto che ha finito per fare un perdibile libro fotografico sul povero Doherty.) Forse è la storia della nostra vita: il bicchiere sempre mezzo vuoto, il voler essere sempre altrove da dove sei in realtà. Comunque Vincenzo e i suoi furfanti vanno tenuti nel radar.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 2 febbraio 2006 | Commenti


BRILLIANT TRACK

BRILLIANT TRACK

L'ultimo album di David Sylvian è un lavoro un po' contorto al quale dedicherò un post più avanti. So solo che, inevitabilmente, mi ha riportato alla memoria Brilliant Trees, suo esordio solista, uno dei dischi più eleganti degli anni ottanta (come anche si evince dalla copertina violentemente cromatica, dove David ostenta la sua passione per le Hummer, la cre(a)tina e il gangsta-rap).

Se volete provare la sicumera spavalda delle mie affermazioni potete farlo versando un obolo alle umanitarie tasche di Steve Jobs: come per magia, ascolterete Red Guitar, un brano che meritava un testo forse meno superficialmente esistenzialista. Ma che brilla per musicalità e nonchalance nell'arrangiamento. Sooo charming.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 1 febbraio 2006 | Commenti


IDIOZIE MATTUTINE

IDIOZIE MATTUTINE

La band più gelida e ripetitiva? The Arctic Monokeys

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 1 febbraio 2006 | Commenti


Vecchi Merletti