GIOCATTOLI |
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Posso frettolosamente aggiungere una cosa? Come dicevo, sono appena tornato a casa dove avevo lasciato la tetralogia prodotta da Terry Brown del migliore periodo dei Rush. Si, i Rush. Mbè? Problemi? Un amico progveterano mi ha detto scuotendo la testa, mesto: «Nooo, sei ricaduto nei Rush...». Non ci sono ricaduto. Mi ci sono rituffato. Non mi vergogno di dire che ho appena RICOMPRATO Hemispheres, Moving Pictures, Permanent Waves, Signals rimasterizzati; che li sto sentendo pompati da un pre e finale Phase Linear 2000 Series Two e Phase Linear 200 Series Two da cento watt per channel dello stesso periodo, letti da un Revox B 226, attraverso un Cardas Quadlink e diffusi da due coeve Tannoy Mayfair (1978-1982), che il risultato sbertuccia i muri e che sto avendo una concatenazione di nostalgici orgasmi. Non si vive solo di Matthew Herbert. Sono vegetariano e ricorro spesso ai succedanei musicali delle salsicce abruzzesi sott’olio. I Rush sono esattamente questo. Una breve stagione in cui il naso di Geddy Lee, la vanagloria ritmico/letteraria di Neil Peart e gli assoli spigolosi di Alex Lifeson hanno dimostrato al mondo che il rock poteva inzupparsi nei synth, nella filosofia e nei tempi dispari (Peart è il primo vero batterista rock americano - canadese per la precisione - “moderno”: tutti i batteristi nu/neoprog/prepost/whatever-metal partono da lui e suona ancora attualissimo, diversamente dal resto del gruppo) e incarnare un modello. Io li facevo tranquillamente convivere con i Dead Kennedys. Un po’ come tre quarti dell'intellighenzia neoliberal con il suo passato comunista. Ma si sa, noi italiani siamo voltagabbana. Non perdete tempo con il loro periodo immediatamente precedente e, ovviamente, successivo. Smettetela di posare: lasciate che l’età (per chi è così sfigato da avere la mia), la memoria e la naïveté vi prendano la mano. Spogliatevi della vostra immagine musicale pubblica: vi assicuro che è liberatorio. Anzi, ancora: posso frettolosamente aggiungere una cosa? Come dicevo, sono appena tornato a casa dove avevo lasciato la tetralogia prodotta da Terry Brown del migliore periodo dei Rush. Si, i Rush. Non ci sono ricaduto. Mi ci sono rituffato. PS: il volume deve essere devastante. permalink |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 22 agosto 2005 | Commenti |


