MILITANT CLOWN

MILITANT CLOWN

Sono appena tornato dal festival di Aurillac, festival francese di teatro da strada. Un migliaio di compagnie tra “on”, vale a dire parte del programma ufficiale e “off”, di passaggio, che si esibiscono liberamente per strada. Frequentato principalmente da un profluvio di freakabbestia, cani (che litigano tra loro), vinello (magari: bevono tutti una strana tintura arancione dentro bottiglie di plastica, sicuramente a base di arancio e, forse, trielina) e bonghetti (interminabili, strazianti, masturbatorie sessioni percussive e danze alcoliche pseudocatartiche), dreadlocks biondi, genitori avvocati, henna, furgoni a costante rischio d’incidente, la cui martellante onnipresenza a volte fa venire voglia di iscriversi al Rotary o sorseggiare prosecco al tennis club – il festival è una salutare riserva di arte e cultura antagoniste. Ho visto delle cose interessanti, altre prevedibili, come sempre nei festival. Molti, troppi trampoli e birilli, ma anche insperate sacche di genuino talento, spesso costrette nell’angustia di una vita di girovaghi, ai margini fieramente abbracciati della cosiddetta “società”. Ma ho avuto soprattutto un incontro rivelatore con la formidabile presenza scenica di Leo Bassi. Ecchiè Leo Bassi? - voi direte. È un altro dei nostrani talenti che trova riparo e ascolto all’estero. Discendente da una famiglia di attori, Bassi è un fenomenale performer, narratore, clown, guitto, oratore. Raramente mi è capitato di vedere un simile debordante talento ed energia messi a diposizione di un discorso politico fortissimo (ebbene sì, è di oltraggiosamente di sinistra), Bassi è apolide e polilingue, italiano trapiantato in Spagna: ad Aurillac ha naturalmente usato uno splendido francese. Ho letto da qualche parte che ha fatto delle cose in Italia con Chiambretti ma che non è ha ricevuto l’attenzione che meritava. Non mi sorprende: pur essendo un individuo chiaramente geniale, Bassi è un clown metropolitano, latore di un’arte marginale e da strada poco in sintonia con l'autoclave mediatico che da anni infaticabile pompa liquame nelle italosinapsi. E forse anche troppo viscerale e potente per i palati fini dei nipotini dei Guzzanti & Co. Il suo ultimo show è un tour de force contro l’americanizzazione indiscriminata della cultura occidentale: povero noioso donchisciotte verrebbe da dire. No. La distruzione di decine di lattine di cocacola sul palco con ogni mezzo, martelli, trapani, mazze da baseball, di lavatrici, il cospargere il corpo non da spiaggia di sessantenne di miele e piume hanno una forza pressoché introvabile su un palcoscenico. La vibrante potenza che il buffone trae dalla propria mancanza di vergogna e che lo rende psicologicamente più potente di chiunque faccia parte del suo pubblico in quel momento si intreccia al rito atavico di derisione del potere: roba davvero primordiale, antica forza terrestre, preilluministica. Contagioso nella sua titanica risolutezza a non mangiare la merda che ci viene ammannita ogni giorno e sfrenatamente leggiadro nella sua anarchia. Andate a vederlo appena vi capita. È un grande. permalink

Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi lunedì 22 agosto 2005 | Commenti


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