NIENTE SURF

NIENTE SURF

Ieri sono stato in un’adorabile bettola, il 12 Bar Club a Denmark street, in mezzo a vetusti negozi di strumenti musicali incrostati di storia ad ascoltare un set acustico dei Nada Surf. La cosa carina ed inusuale era l’ora: l’una in punto, quando chi ha un lavoro vero e proprio esce dall’ufficio ad acchiapparsi un panino, un tramezzino, una pizza (in Italia: qui, un conglomerato indefinibile di proteine, grassi, vitamine e calorie solo parzialmente solubile dai succhi gastrici). Nipotini dei Death Cab For Cutie, i Nada Surf, come i succitati, appartengono a quel mondo super melodico e quasi un po’ dolciastro dell’indie americana che contrappone all’irritante effronterie chitarristica dei colleghi brit il piagnucolamento della voce soli(p)s(is)ta. Come i DCFC - che se non sono mai sufficientemente criticabili per questa loro lagnosità lo devono alla capacità di redimersi con qua e là intriganti trovate melodiche - i Nada Surf catturano l’orecchio per la godibilità dei refrain e dell’esecuzione. Sono musicalmente più compatti, vista la condizione di terzetto, e anche senza inserire le spine sono riusciti qua e là a toccare le corde anchilosate della mia psiche. Lucky, il nuovo album che esce a giorni, piacerà di certo alle legioni di indie peterpan che non si rassegnano ad aver passato la soglia dei trenta. Poi, usciti dal locale, anziché la penombra della strada, l’esplosione di Soho in pieno lunchbreak, e la luce.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 23 gennaio 2008 | Commenti


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