POWER POP

POWER POP

Un aspetto dell’altrimenti assai lodevole trasversalità e interclassismo della cultura postmoderna è questo preoccupante assottigliarsi della differenza tra i consumi e i gusti dei privati cittadini e quello dei politici che dovrebbero rappresentarli.

In questo paese, la GB, all’avanguardia in tutto ciò che rappresenta la creazione di un’immagine umanizzante e falsamente consolatoria del ruolo e dell’agenda della classe politica, il fenomeno ha raggiunto proporzioni tali da consentire a un primo ministro membro in gioventù di una pop band (e quindi, diversamente da Ronald Reagan o Arnold Schwarzenegger o anche il sassofonista Clinton, parte di una controcultura) di invadere un paese sovrano, sconvolgendo ancora di più i delicati equilibri geopolitici di un pianeta alla frutta e per di più facendolo reggendo lo strascico della sua sorellastra maggiore, assai meno dotata intellettualmente ma dal possente muscolo economico/militare.

E quindi l’ex rocker Tony con grande disinvoltura può affermare che amava “In The Court Of The Crimson King” pietra miliare progressive dei Crimson primo periodo contenente la struggente “Epitaph”, il cui testo è quanto meno tragicamente profetico, Gordon Brown ha gli Arctic Monkeys nell’iPod (e l’iPod) e ora, David Cameron, il nuovo leader conservatore più blairista di Blair, va al concerto dei Radiohead per poi affermare che la band gli ha dedicato una canzone.

Il problema è che l’operazione di appropriazione è soltanto parzialmente mossa da motivi propagandistici: questa gente ama davvero questi gruppi e la loro musica. Insomma, sterminano migliaia di persone nel nostro nome anche perché (diverso da nonostante) anche loro, come noi, si commuovono alla saccarina degli U2 e dei Coldplay. È ancora necessario chiedersi quanto rimanga del potenziale eversivo e libertario che un tempo aveva la musica “rock”? La realtà è molto più inquietante: forse noi stessi faremmo lo stesso.

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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi mercoledì 31 maggio 2006 | Commenti


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