Intervista a Morrissey (Vogue Italia 03/06) |
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È stato il leader della massima band britannica degli anni Ottanta, l’ultima davvero grande del rock inglese. I suoi testi sono materia di studio nelle università americane. Vive da poco a Roma, dove ha registrato il suo ultimo album solista, prodotto dal leggendario Tony Visconti, special guest Ennio Morricone. Ultima vera rockstar col cervello, Steven Patrick Morrissey non si discute: si ascolta. Perché ha parecchio da dire.
«Sono stato a Roma molte volte. Sarà per lo stato d’animo in cui mi trovavo, ma non ha mai avuto alcun effetto su di me. Poco più di un anno fa è stato incredibile: non riuscivo a vedere altro che bellezza. Le persone, l’architettura. Mi ha dato un senso di libertà enorme, tutti mi sembrano indipendenti, rilassati, felici di essere se stessi. E dopo aver vissuto negli Stati Uniti, un posto dove tutti sono rigidi in tutto, per me Roma è stata un sollievo. A gennaio dell’anno scorso mi sono detto: “Devi fare un album qui” e tutto ha miracolosamente funzionato. Le sirene di Roma? Le ho campionate nel disco. Si sentono di continuo. Non capisco perché, dal momento che non sembra succedere granché di tragico. Forse gli autisti ne approfittano. E trovo straordinari i graffiti che coprono i palazzi storici: un’immagine impressionante. So che è un posto un po’ periferico. La televisione italiana è orribile. Ma nonostante questo la gente sembra dire: “Non ci interessano i media, la tv non la guardiamo nemmeno, siamo troppo occupati a vivere”. Da persona che non può assolutamente viaggiare senza valigie piene di dischi, libri e Dvd, mi chiedo come possano semplicemente essere. Senza nessun accessorio o bagaglio. Il camminare in giro per la città in mezzo a chiese e monumenti e la presenza così forte della religione mi hanno certamente influenzato. Non sono credente ma ho una qualche conoscenza della religione. La gente qui è molto sensuale: tutti si considerano delle opere d’arte, non solo i giovani. Basta camminare per strada per assistere a questa parata di corpi. È una città molto fisica. Sono cresciuto in una famiglia cattolica, ho combattuto il senso di colpa tutta la mia vita. Dovremmo tutti essere più rilassati riguardo al nostro corpo. Non è colpa nostra se siamo umani. L’essere un po’ “ai margini” non impedisce ai romani di avere un incredibile senso dell’eleganza: tutto il resto è rinviato a domani, tranne lo stile. Dobbiamo guardare gli altri e gli altri devono guardare noi. Trovo che la vanità sia un fenomeno interessante, mi sento attratto da chi cura i propri capelli, i propri denti, la propria pelle. Preferisco di certo questo a una fantastica programmazione televisiva. Sono nato a Manchester da genitori irlandesi. Ho vissuto l’infanzia nella comunità irlandese, sono stato gettato a Londra, poi a LA e adesso qualcosa mi getta a Roma. Insomma, la mia vita consiste in gran parte nell’essere gettato in posti nuovi. È un’esigenza, non faccio che seguirla. Perché abbia vissuto a Los Angeles, o qui adesso, lo capisco solo in parte. Tornerei negli USA solo se mi costringessero. Certo, ha i suoi lati positivi. Politicamente è un disastro, ma come gran parte del resto del mondo. È fascista, ma come gran parte del resto del mondo. La mia visione della Gran Bretagna contemporanea è prevedibilmente cupa (ride). Blair non ascolta le persone che lo hanno eletto, anzi le disprezza. Come tutti i leader politici, è ossessionato dal proprio ego. Purtroppo la Gran Bretagna è in grado di sopportare questo e altro. Con questa famiglia reale che ancora lo onora, Oliver Cromwell vivrebbe oggi ricco e felice, sebbene abbia ucciso un milione di Irlandesi perché voleva la loro terra. Non credo che il popolo britannico si terrebbe la monarchia: per questo non c’è alcun segno di un referendum sulla repubblica. La famiglia reale lo sa e sta facendo tutto il possibile per sfruttare al massimo i propri privilegi. Sono completamente distaccati dalla gente. Solo la regina cerca di mantenere un minimo di dignità, ma ormai ne sono successe troppe. I Tories? sembra che tornino. Il vento è cambiato, i media lo vogliono, la gente lo vuole. E ora David Cameron può dire qualsiasi idiozia. Dicono che Cameron sia un altro Blair. Forse. So solo che non vogliono mollare il potere una volta che l’hanno ottenuto. Noiosi. Si, Ennio Morricone ha arrangiato gli archi nel mio album. Lo abbiamo coccolato molto e ha fatto uno splendido lavoro. Ma sin dall’inizio era chiaro che non saremmo finiti a girare in bici per Roma assieme. Lui è il vegliardo Maestro: viene, fa il suo lavoro, poi si siede davanti al fuoco in pantofole. Come faccio io. Sono una persona semplice. È vero, amo il cinema e la letteratura e sono felice di girare i miei video a Cinecittà. A LA ho vissuto in case appartenute a Greta Garbo e a Clark Gable, ma ci sono finito per puro caso. Vado in posti semplici e faccio cose semplici. Osservo le persone. Non vado alle feste o agli eventi mondani. Tony Visconti? Un leggendario produttore di origine italiana. Sua madre gli parla ancora in italiano. Nessuno scontro di ego. Armonia totale. Certo che il suo lavoro con Bowie conta. Soprattutto quello con Marc Bolan e i Tyrannosaurus Rex: musicisti allora straordinari. David Bowie? Ho parlato “male” di lui in televisione due anni fa dopo aver abbandonato il suo tour dove mi esibivo anche se ora me ne pento. Non importa il calo di questi ultimi anni, resta il fatto che un tempo è stato David Bowie. Che ha cambiato non solo la musica, ma il mondo. Uno dei più grandi album inglesi di tutti i tempi è For Your Pleasure dei Roxy Music. Tutti questi gruppi in UK che si rifanno ai grandi del passato… sono contento che ci siano. Trovo affascinante che la musica che mi faceva impazzire da adolescente sia di nuovo moneta corrente. Ma non sono mai all’altezza delle voci originali, proprio no. E non conta il fatto che vendano 25 milioni di copie contro le 500.000 di Bolan. I grandi restano i grandi. Riguardo ai Roxy, eccezionali nei primi anni, poi malamente alla deriva. Erano così inafferrabili nei primi tre album… Eno o Ferry? Entrambe fantastici. Entrambe dettero un contributo incredibile alla band, anche Eno, sebbene non fosse un grande musicista. Fu lui ad aggiungere quel quid al pop mai esistito prima. Gli artisti si fanno sfuggire il talento troppo presto. Perché? Per quanto ascolti, legga, veda, mi pare chiaro che il deterioramento della musica è quanto mai avanzato. Ma la stampa musicale non può dirlo, altrimenti i lettori smetterebbero di comprare giornali e riviste. Devono fingere che i giovani siano eccezionali e non possono dire altro. Devono convincersi che siano più importanti dei vecchi. Perché non hanno scelta. Gli Smiths? Ho sentito anch’io le voci di una reunion. Il Coachella Festival ci ha offerto svariati milioni di dollari per suonare di nuovo assieme. Ma non so dire di più. Con Johnny Marr i rapporti sono cordiali ma finisce lì. Che senso avrebbe riformarsi? Presuntuoso io? Ho semplicemente delle opinioni. E le esprimo solo se mi viene chiesto. Di certo non urlo per farmi notare. Non è colpa mia se la maggior parte dei musicisti è semplicemente incapace di averne.» |
Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi sabato 1 gennaio 2005 | Commenti |


