LA CATTIVA PUBBLICITÀ ESISTE |
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George Galloway davanti alla commissione senatoriale di Washington che lo accusava di essersi messo in tasca i soldi di Saddam Hussein sembrava un Leone. Felis Leo. Il magistrale lanciafiamme retorico del deputato di Bethnal Green e Bow (la zona super posh di East London dove vive il sottoscritto), tanto sulfureo che nemmeno un Demostene sotto speed, qualche mese fa bruciacchiò le rade chiome e i colletti azzimati del senato USA. I quali lo lasciarono andare non senza aver incamerato un sonoro knock-out mediatico.
Che tristezza vedere lo stesso “Once I Was Warrior” Galloway comportarsi da cialtrone in quell’innominabile mattatoio della dignità umana che è Big Brother, accanto ad altri relitti ex-celeb che cercano disperatamente di togliere le ragnatele al telefono del proprio agente. E farsi pure buttare fuori. Guardatelo al fianco del genderoglifico Pete Burns (ex Dead Or Alive. Già all’epoca, vent’anni fa, portava la benda sull’occhio non perché facesse tanto filibustiere, quanto perché l’allora pionieristico intervento di plastica gli aveva fatto collassare metà della maxillofaccia).
E con la tutina rossa (cos’è, un'altra beffa?) di George si estinguono le speranze dei suoi sfigati elettori di Bow, che si aspettavano da lui un’attività parlamentare che ne migliorasse le condizioni di sopravvivenza. E che invece si ritrovano coglionati dall’ennesima vittima non più illustre della società dello spettacolo. R.I.P.
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Inserito da: b-loggedonlondon, Leonardo Clausi giovedì 26 gennaio 2006 | Commenti |


